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Per due weekend, nel territorio della Strada del vino Soave, si tiene la Sagra dei Bisi, dedicata al Verdone Nano, pregiata cultivar locale di piselli

Ai tempi della Serenissima, i “risi e bisi“,  ovvero la ministra di riso con piselli, era la “perla verde” che impreziosiva a Primavera il desco cerimoniale del Doge. Così, a ricordo di quell’usanza, a Colognola ai Colli, borgo rinomato per il Verdone Nano, pregiata cultivar di piselli, situato nelle colline della Strada del vino Soave,  quest’anno saranno proprio un “doge” e una “dogaressa”, ad aprire la cena di gala della 60^ edizione della Sagra dei Bisi, che si terrà a maggio in due fine settimana (13-16 e 20-23).

verdone-nano-colognola-ai-colliCena di gala “dogale”. Organizzata dalla Pro Loco di Colognola (info tel. 347-8599701, Alfonso Avogaro), la storica Sagra dei bisi si svolge nel cortile di Villa Aquadevita, in via Trento, nei pressi del municipio del paese, dove è disponibile anche un ampio parcheggio. Nei giorni di festa si potranno assaggiare le specialità a base di Verdone Nano, varietà di piselli che si contraddistingue dalle altre per precocità e dolcezza qualitativamente superiore, grazie all’esposizione a sud dei terrazzamenti collinari e alle caratteristiche del terreno di coltivazione, di origine vulcanica. Tra i piatti più rinomati serviti alla sagra, accompagnati con i vini del territorio - Soave, Valpolicella e Durello -, ci sono paparele (fettuccine) con i bisi, risi e bisi, preparati con riso Vialone Nano Igp della Bassa Veronese e i tortellini dal verde e dolce ripieno. Si può partecipare anche alla cena di gala che si terrà giovedì 19 maggio (su prenotazione, 30 euro a persona), con un menù degno di un Doge! Tra i momenti più attesi della sagra, ci sono la gara di velocità di sgranatura dei piselli e la consegna del “Biso d’oro” al miglior produttore dell’anno (domenica 22 maggio pomeriggio). Alla festa, c’è naturalmente la possibilità di acquistare i bisi prodotti da 25 coltivatori riuniti nell’Associazione Bisicoltori di Colognola, che garantisce modalità colturali rispettose dell’ambiente e tracciabilità del prodotto.

paneaipisellialboscobGalà dei Bisi in agriturismo. Dall’antipasto al digestivo, passando dal gelato, il Verdone Nano è protagonista anche della cena organizzata in onore della sagra dei bisi venerdì 20 maggio dall’agriturismo Il Bosco (tel. 045-7651635, località Bosco 2), incastonato nel verde delle colline di Colognola ai Colli. Ecco in dettaglio il prelibato menù: bicchieri di crema di piselli, tortino di ricotta con crema di piselli e pane alla liquirizia, risotto e lasagne con i piselli, faraona all’erba Luigia e Soave con piselli e semi di papavero, gelato ai piselli con aceto balsamico, torta di piselli al mascarpone e menta, pane e digestivo ai piselli (costo 30 euro vini in bottiglia compresi).

pievecolognolaaicollibEscursioni in bici. Tra una scorpacciata e l’altra di Verdone Nano, ci si può tenere in forma con un’escursione in bici tra le colline del Soave. Da visitare a Colognola ai Colli c’è la deliziosa Santa Maria della Pieve (XI sec.). Restaurata ai primi del ‘900, la chiesetta di campagna conserva all’interno un bel dittico in pietra scolpito nel 1430 da Bartolomeo Giolfino e diversi affreschi. Dormire nel Relais di campagna. Si chiama Villa Aldegheri (via San Biagio 11, tel. 045-6150201, www.villaaldegheri-verona.com) e si trova in centro a Colognola ai Colli, sulla sommità della collina, nei pressi della chiesa del paese. L’edificio, ristrutturato di recente, risale al 1500, offre stanze dotate di tutti i comfort, alcune con vista sui vigneti, colazione in terrazza, piscina, ampio giardino, gym e SPA con sauna finlandese hammam (camera doppia da euro 120, camera doppia uso singola da euro 99, prima colazione compresa). La Strada annovera tra i soci anche altri B&B e hotel (camera singola a partire da 40 euro con prima colazione, camera doppia a partire da 70 euro sempre con prima colazione). Maggiori info soggiorno e noleggio bici per escursioni: Strada del vino Soave, tel. 045.7681407.

(Gaiares comunicazione)



flaming_lips_aperitivo_reciotospumantecantinavalpolicellanegrarSi chiama Flaming Lips, labbra fiammeggianti, in onore dei suoi bei riflessi rubino violacei, l’aperitivo a base di Recioto spumante proposto da Cantina Valpolicella Negrar in occasione di Vinitaly 2016. Appena lo si beve, predominano le note dolci reciotate per lasciare subito posto a quelle fresche del mix di liquori, acqua tonica e lime che lo compongono. “Il Recioto spumante è una rarità vinicola che vorremmo non fosse più tale, per la bontà e per il valore territoriale intrinseco, viste le particolarità della tipologia, riteniamo possa essere perfetto anche per l’aperitivo, non solo per il dessert“, commenta Natascia Lorenzi, responsabile marketing e comunicazione della Cantina.

Un futuro in “red”? Penalizzato dal cambio di gusto avvenuto nel tempo a favore del secco, il Recioto, che rappresenta la storia e la tradizione viticola della Vapolicella, è pressoché sconosciuto al di fuori dei confini di questo territorio, a dispetto di chi ne apprezza la bontà, l’equilibrio e l’eleganza. Sul suo successo internazionale è pronto però a scommettere Daniele Accordini, enologo e direttore della cantina cooperativa negrarese, convinto del fatto che “al mondo sono rari i vini che si possono fregiare di essere rossi, dolci e passiti“.

leanimedelreciotocantinavalpolicellanegrarLe anime del Recioto. Così, a Vinitaly 2016, Cantina Valpolicella Negrar ha deciso di puntare i riflettori sul vino “icona” per la Valpolicella, oggi prodotto dalla maggior parte dei viticoltori solo nella versione ferma affinata in acciaio, organizzando una degustazione che contemplava ben 6 tipologie di Recioto, in modo da dare un excursus tra tradizione e innovazione, servite ciascuno con abbinamenti a tutto pasto, non solo quindi limitati al dessert: dal Recioto rifermentato in bottiglia, tipologia oggi limitata al consumo familiare, usata per l’ospitalità valpolicellese, in questa occasione servito con la sopressa all’Amarone Domini Veneti Caprini di Negrar, prima classificata al Campionato Italiano del Salame 2015, si è passati al Recioto spumante, tipologia prodotta fin dagli anni Trenta del secolo scorso ininterrottamente solo dalla Cantina, e poi ancora al Recioto da Palio, ossia quello fresco d’annata che viene fatto debuttare nel periodo pasquale alla festa del Recioto, per passare al Recioto Classico, la versione ferma affinata in acciaio, e poi al Recioto Vigneti di Moron, cru fermo affinato in legno, servito in 2 annate, 2012 e 2001, per finire con una rarità del passato, prodotta nuovamente dalla Cantina, il Recioto Amando.

danieleaccordinienologodirettorecantinavalpolicellanegrarUn futuro da costruire. “Il Recioto è un vino che difficilmente trova paragoni per variabilità produttive, dovute ai diversi microclimi, agli stili produttivi, alle tipologie stesse. Diversità che danno al vino simbolo del territorio un nuovo fattore competitivo. Bisogna ricordare, soprattutto, che per diventare universali è necessario essere locali, ed il Recioto esprime la vera essenza della tipicità della Valpolicella“, ha affermato Accordini. “Oggi le aziende vitivinicole della Valpolicella dedicano poca attenzione al Recioto, forse perché lo danno perdente in partenza, mentre a livello internazionale, in un mondo dove il passito è convenzionalmente definito come bianco ed il rosso è una novità, il Recioto ha molte potenzialità, specie in alcuni Paesi dove la cucina è alla ricerca di sapori particolari che si facciano ricordare. La Cantina ne produce 60 mila bottiglie l’anno nelle varie tipologie, vendiamo il 72 per cento in Italia, con il 50 per cento in provincia di Verona, e il rimanente 28 per cento all’estero, Finlandia, Svezia e Russia soprattutto. Per aumentare il mercato, dobbiamo farci aiutare dagli chef e dalla loro maestria nel proporre nuovi abbinamenti. Solo così il Recioto potrà presentarsi al grande pubblico non come figlio minore dell’Amarone ma come vino di grande personalità“.

visita-museo-appassimento-cantina-valpolicella-negrarUn passato millenario. La storia del Recioto risale al tempo degli antichi Romani e al famoso vino Retico decantato e apprezzato dai poeti latini. Il nome deriva probabilmente dal termine “Recia”, che nel dialetto veneto significa orecchio. Un tempo, infatti, si usava scegliere per questo vino solo le parti laterali del grappolo perché più mature e zuccherine. Simbolo della viticoltura della Valpolicella Classica basata sulla tecnica millenaria dell’appassimento naturale, per il Recioto si usano le uve più mature dei vitigni autoctoni Corvina, Corvinone e Rondinella selezionate a mano a settembre, lasciate ad appassire in fruttaio per 100/130 giorni e pigiate tra gennaio e febbraio. Uve e tecnica di appassimento sono le stesse impiegate nella produzione dell’Amarone, ma nel Recioto la fermentazione viene interrotta in modo da ottenere un vino con una parte zuccherina importante.

(Gaiares comunicazione)



strada-vino-soave-fioritura-ciliegi-particolareRiconosciuto “Paesaggio rurale di interesse storico”, il territorio della Strada del vino Soave da fine marzo a metà aprile diventa uno scenario incantato grazie alla fioritura dei ciliegi. E verso metà maggio, c’è la fioritura delle viti, dai profumi davvero inebrianti!

E’ nei territori rinomati per la coltivazione dei ciliegi che bisogna andare per assistere a una bella fioritura, come ad esempio nelle “Colline del Soave“, riconosciute di recente “Paesaggio‬ rurale di interesse storico” dal Ministero delle Politiche agricole, dove è fiorente la coltura della “Mora di Cazzano“, varietà di ciliegie tra le più pregiate della provincia veronese.

Periodo di fioritura, da fine marzo a metà aprile, meteo permettendo. In questo periodo, nelle valli d’Alpone, Tramigna e Illasi, i luoghi dove si concentra la produzione di ciliegie nell’Est Veronese, ie colline vitate si tinteggiano di bianco. Il dolce saliscendi consente di cogliere con lo sguardo panorami suggestivi a prescindere che lo si percorra a piedi, in bici, a cavallo o in auto. Inoltrandosi nel territorio, s’incontrano chiese di campagna, borghi, contrade e cantine, perfette per una sosta culturale o golosa. Info noleggio bici e passeggiate a cavallo: Strada del vino Soave, tel. 045.7681407, www.stradadelvinosoave.com

fioritura-vite-stradavinosoaveVerso metà maggio, a fiorire sono i vigneti. La fioritura è meno spettacolare, in quanto i fiori della vite non sono così evidenti, e dura 7/8 giorni circa, ma in compenso trovarsi in un vigneto in fioritura è davvero… inebriante, tanti sono i profumi sprigionati, gli stessi che poi si ritrovano nel bicchiere. Nelle terre del Soave, il vitigno principe è la Garganega, ma ci sono anche Trebbiano di Soave, Durella, Corvina, Corvinone e Rondinella. “I loro profumi delicati sono un mix di acacia, biancospino, rosa, gelsomino, sambuco e violetta, merita davvero sentirli“, assicura Paolo Menapace, enologo e presidente di Strada del vino Soave.

relax_a_soave_bb_stradavinosoaveSoggiorno in B/B, agriturismo, hotel. Strada del vino Soave annovera tra i soci numerose strutture ricettive adatte a tutte le esigenze. All’Hotel Bareta (www.hotelbareta.it, tel. 045-6150722, da 65 euro per la doppia, 50 euro per la singola, con prima colazione) il punto di forza è la conduzione famigliare. “Amiamo far sentire i nostri ospiti come fossero a casa propria”, afferma Andrea Bonamini, dell’hotel tre stelle. Che ha camere dotate di servizio WI-FI e che si trova a Caldiero, in posizione strategica per raggiungere in poco tempo anche le città d’arte di Verona e Vicenza, sia in auto che in treno. Tre camere doppie con vista sul Castello di Soave è l’offerta del B&B “Relax a Soave” (www.soaverie.it, tel. 045-6190451, 75 euro a camera, 80 euro a partire da maggio con uso piscina) dell’eclettica Maria Teresa Benetton, che ama movimentare le giornate degli ospiti con l’allestimento di mostre ed esposizioni. Immerso nel verde delle colline, appena fuori dalla cinta muraria di Soave, c’è invece l’agriturismo Corte Tamellini (www.cortetamellini.com, tel. 347-2232051), deliziosa corte rurale del ‘500 con 6 alloggi indipendenti di varie dimensioni completi di tutti i comfort (bambini fino a 3 anni gratis, prezzi da 60 euro (1 persona) a 160 euro (6 persone) per una notte, prima colazione esclusa), possibilità anche di due camere doppie (da 80 euro a notte per la doppia, 45 euro uso singola, prima colazione esclusa). “Gli ospiti hanno a disposizione 4 mountain-bike e una piscina con vista sulla valle“, informa Giordano Tamellini.

tortellinibaccodorostradavinosoavebassaTortellini alla “valeggiana”
. Siamo nelle colline di Mezzane, famose anche per l’olio extra vergine d’oliva. Un bel viale di cipressi conduce ad una villa padronale del ‘700, dove, tra le mura di un vecchio convento (con annessa chiesetta consacrata in stile romanico dove, volendo, ci si può anche sposare), si trova il ristorante della famiglia Zara, originaria di Valeggio sul Mincio, località veronese rinomata per i tortellini. Che sono il piatto forte naturalmente anche del Bacco d’Oro (www.ristorantebaccodoro.com, tel. 045-8880269), insieme a tutte le altre paste fresche fatte a mano e alle carni servite alla brace e al forno. Altra particolarità del locale è la fornitissima cantina-enoteca, una delle prime ad essere sorte a Verona, grazie alla passione per il vino di Mario Zara, che è stato tra i primi, nel 1974, a diplomarsi sommelier AIS in Italia e nel Veneto. Oggi nella cantina sotterranea si scende per l’aperitivo e per ammirare le migliaia di bottiglie che riposano nelle nicchie prima di degustarne qualcuna a tavola.

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produzione-melo-decio-belfiorefotostradavinosoaveL’Associazione Strada del vino Soave ha siglato un accordo con un’agenzia viaggi veneziana per far conoscere all’estero i prodotti di qualità dell’Est Veronese dal punto di vista della coltivazione

Dal vino Soave ai piselli Verdone Nano di Colognola, dalla Mora di Cazzano, ciliegia tra le più pregiate del veronese, al melo Decio di Belfiore, presidio Slow Food, dal formaggio Monte Veronese Dop al prosciutto di Soave, dall’asparago di Verona all’allevamento della pecora Brogna: le produzioni agricole tipiche dell’Est Veronese, già al centro dell’offerta turistica enogastronomica del territorio, possono essere meta di viaggio anche per chi è interessato a conoscerne i metodi di produzione. Ne è convinto Paolo Menapace, presidente dell’Associazione Strada del vino Soave, che ha siglato un accordo con un’agenzia viaggi veneziana per promuovere all’estero dei pacchetti soggiorno a carattere agricolo nelle terre del Soave.

Non solo vino. “Le produzioni agricole di nicchia possono essere uno strumento importante di promozione del nostro territorio, conosciuto all’estero soprattutto per il vino“, spiega Menapace. Che aggiunge: “Con l’adesione al progetto “AgriCultures”, promosso da Acquaforte Travel di Pianiga (VE), desideriamo rendere sempre più variegata e qualificata la nostra offerta turistica, aumentare la visibilità delle nostre aziende agricole nei mercati esteri, promuovere i nostri prodotti a denominazione, scambiare conoscenze e informazioni tra professionisti del settore“.

strada-vino-soave-campo-piselli-verdone-nanoVisite in campo.”Amiamo ideare proposte su misura, ed i nostri pacchetti a carattere agricolo sono rivolti soprattutto ad agricoltori stranieri incuriositi dalle produzioni tipiche italiane“, spiegano le operatrici dell’agenzia viaggi veneziana. “Chi viene in Italia - aggiungono - vuole conoscere la storia, l’arte e la cultura, ma anche entrare in contatto con il territorio e le tradizioni gastronomiche del nostro Paese. Presto, quindi, la nostra offerta si arricchirà anche delle proposte soggiorno ideate da Strada del vino Soave per la visita alle aziende agricole del territorio“.

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danieleaccordinienologodirettorecantinavalpolicellanegrar…sarà eccezionale, parola di Daniele Accordini, enologo e direttore di Cantina Valpolicella Negrar. Che sarà presente ad Anteprima Amarone (30-31/1/16, Verona), evento organizzato dal Consorzio Valpolicella

Oltre alla degustazione dell’annata protagonista dell’evento, il 2012, la cantina Cooperativa negrarese presenterà in degustazione  l’Amarone Vigneti di Jago 2008.

Cosa troveremo nel bicchiere. “Il 2012 è stata un’annata molto calda, l’Amarone che ne è uscito è molto concentrato e con note marmellatose. Perde un po’ di territorialità, qualità che si esprime nelle annate più fresche, ma rimane una delle migliori annate degli ultimi 10 anni“, dichiara Daniele Accordini. Che però, è completamente conquistato dall’andamento della vendemmia 2015.Rischio di apparire banale nel definirla eccezionale, ma è quanto penso. La ritengo più equilibrata della vendemmia 2011, fino ad oggi l’annata che ritenevo qualitativamente migliore, perché era stato un anno in cui aveva piovuto con regolarità, senza lasciare la vite in stress idrico, ma nel 2015, più siccitoso, abbiamo potuto contare sulla scorta d’acqua del piovoso 2014, e dunque il caldo notevole ha sviluppato notevolmente la fotosintesi, per cui c’è stata più concentrazione di zuccheri e coloranti. L’annata 2015 sarà quindi di grande equilibrio e longevità, con tannini molto morbidi e dolci“.

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fittabassavigneti-del-soave-mp-1Non punteggi, ma “chiocciole, bottiglie e monete” per raccontare vita, vigne e vini della prima Doc in Italia ad entrare nel registro dei Paesaggi rurali storici. Un territorio, questo, che ama valorizzare i prodotti locali, come il Melo decio di Belfiore, presidio Slow Food, usato nel panettone al posto dei canditi.

Il Soave è la prima Doc italiana ad essere stata riconosciuta “Paesaggio‬ rurale di interesse storico” dall’Osservatorio nazionale del Paesaggio rurale, delle pratiche agricole e conoscenze tradizionali del Ministero delle Politiche agricole. Nella zona classica della denominazione, infatti, sono stati individuati 1700 ettari collinari coltivati secondo le tecniche della viticoltura eroica, in cui sono ancora presenti elementi di edilizia storica, capitelli votivi, forme di allevamento come la pergola, muretti a secco e vigneti ultra centenari ancora produttivi. “E’ un grande risultato per la denominazione del Soave, che vede riconosciuta a livello nazionale la primogenitura di comprensorio vitato storico“, sottolinea Aldo Lorenzoni, direttore del Consorzio di tutela.

I premi “Slow Wine 2016″. A raccontare vita, vigne e vini delle colline vitate del Soave, patrimonio storico e rurale d’Italia, arriva anche la guida Slow Wine 2016, che ha attribuito numerosi riconoscimenti ai soci di Strada del vino Soave. La “Chiocciola“, simbolo di Slow Food, editore della guida, è andata all’azienda agricola Graziano Prà di Monteforte d’Alpone, in quanto “interpreta i valori organolettici, territoriali e ambientali in sintonia con Slow Food, ed i  vini hanno anche un ottimo rapporto qualità-prezzo, tenendo conto di come e dove sono stati prodotti”. Tra i premiati con il riconoscimento della “Bottiglia“, che certifica l’eccellenza qualitativa di tutte le etichette presentate, c’è l’azienda agricola Cà Rugate, di Montecchia di Crosara, l’azienda agricola Gini Sandro e Claudio di Monteforte d’Alpone e la Tenuta Sant’Antonio di Colognola ai Colli. Il riconoscimento “Grande Vino“, che premia la massima eccellenza qualitativa e organolettica di un vino, è stato attribuito all’Amarone della Valpolicella 2011 dell’azienda agricola Ca’ Rugate, al Soave Classico Casette Foscarin 2013 dell’azienda agricola Montetondo di Soave e al Valpolicella Superiore La Bandina 2011 dell’azienda agricola Tenuta Sant’Antonio. Il riconoscimento “Vino Slow“, che certifica un vino eccellente dal punto di vista organolettico e in grado di esprimere in modo esemplare territorialità, storia e attenzione all’ambiente, è stato attribuito al Soave Classico Staforte 2013 dell’azienda agricola Graziano Prà. Il riconoscimento “Vino Quotidiano“, che attesta l’eccellente rapporto qualità-prezzo del vino, il cui costo non supera i 10 euro in enoteca, è stato attribuito al Soave Fontego 2014 dell’azienda agricola La Cappuccina di Monteforte d’Alpone, al Valpolicella Montecurto 2014 dell’azienda agricola Marco Mosconi di Illasi, al Soave Vigna della Corte 2013 dell’azienda vitivinicola Corte Adami di Soave. Infine, il riconoscimento della “Moneta“, dato all’azienda che esprime un ottimo rapporto qualità-prezzo per tutte le bottiglie presentate, è stato attribuito all’azienda agricola Montetondo e all’azienda vitivinicola Corte Adami. Maggiori info sulle cantine premiate www.stradadelvinosoave.com

Un territorio che valorizza i prodotti locali, come il Melo decio di Belfiore, presidio Slow Food. “Siamo felici che la guida Slow Wine, attenta a valorizzare storia e cultura della tradizione agricola italiana, abbia dato valore al lavoro dei nostri soci“, afferma Stefano Alberti, vicepresidente di Strada del vino Soave. Una passione per il territorio che anima naturalmente anche Alberti, tanto che nella gastronomia Damoli, che conduce insieme alla famiglia a San Bonifacio, propone antiche ricette della tradizione locale, come la mostarda e la marmellata di Melo decio di Belfiore, località dell’Est Veronese. “Si tratta di una vecchia varietà veronese di mele, ottima per la produzione di mostarde oltre che per il consumo fresco, ma la cui produzione era stata abbandonata negli anni 70/80 del secolo scorso a causa di una resa produttiva altalenante, e salvata grazie all’intervento di alcuni produttori e di Slow Food“, spiega Alberti, che è anche rappresentante del Presidio Slow Food Melo decio di Belfiore. “E’ un frutto che si conserva molto bene - dalla raccolta dura anche fino a luglio fuori dal frigo -, ed è molto profumato, tanto che in passato veniva usato per profumare i cassetti, abbiamo cercato di incentivarne l’uso valorizzandone la trasformazione alimentare, oltre a mostarda e marmellate lo usiamo nel panettone al posto dei classici canditi, e da 150 piante, oggi siamo riusciti ad averne 500, conclude Alberti.

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strada-del-vino-soave-particolare-vino-bassaVini d’Italia, Ristoranti d’Italia e Berebene 2016 premiano 6 cantine e 2 locali di ristoro soci della Strada. Paolo Menapace, presidente dell’Associazione: “Fieri per il territorio”.

Tra i 26 Tre Bicchieri veronesi assegnati dalla guida Vini d’Italia 2016 del Gambero Rosso, una delle più autorevoli guide nel settore dell’enologia italiana, 6 Tre Bicchieri appartengono a cantine socie di Strada del vino Soave. Inoltre, le guide Berebene 2016 e Ristoranti d’Italia 2016 del Gambero Rosso hanno attribuito rispettivamente l’Oscar per il miglior rapporto qualità/prezzo ad un vino di una cantina socia della Strada e Due Gamberi, (su un massimo di tre) a due locali di ristoro soci della Strada. “Sono riconoscimenti, questi, di valenza internazionale che qualificano ancor più l’offerta del nostro territorio, dal Soave al Valpolicella, è motivo di grande orgoglio annoverare tra i nostri soci i premiati dalle guide del Gambero Rosso”, commenta Paolo Menapace, presidente dell’associazione Strada del vino Soave.

I Tre Bicchieri e l’Oscar. Le cantine premiate socie della Strada sono: Tenuta S. Antonio dei fratelli Massimo, Armando, Tiziano e Paolo Castagnedi, che hanno una cinquantina di ettari di vigneti tra Mezzane e Colognola ai Colli; il Tre Bicchieri 2016 è andato al loro Amarone della Valpolicella Campo dei Gigli 2011.
Coffele, Alberto e Chiara Coffele continuano il lavoro intrapreso dai genitori Giuseppe e Giovanna, nel loro parco vinicolo di 25 ettari a Castelcerino di Soave ed in una piccola proprietà a Cazzano di Tramigna; il Tre Bicchieri 2016 è andato al loro Soave Classico Ca’ Visco 2014.
Ca’ Rugate della famiglia Tessari, è giunta oggi con Michele alla quarta generazione e ad una superficie vitata aziendale di 70 ettari a Montecchia di Crosara; il Tre Bicchieri 2016 è andato al loro Soave Classico Monte Alto 2013.
Marcato, azienda agricola di proprietà di Giovanni Tessari, che lavora vigneti a Roncà e Monteforte; il Tre Bicchieri 2016 è andato al loro Soave Classico Pigno 2013.
Graziano Prà, l’azienda agricola si trova nelle nere terre di Monteforte d’Alpone; il Tre Bicchieri 2016 è andato al loro Soave Classico Staforte 2013.
Agostino Vicentini, azienda agricola di 14 ettari a Colognola ai Colli condotta da Francesca ed Emanuele Vicentini, che continuano il lavoro dei genitori Agostino e Teresa Bacco,  quest’ultima anche vicepresidente di Strada del vino Soave; il Tre Bicchieri 2016 è andato al loro Soave Superiore Il Casale 2014. Al vino Soave Doc Terre Lunghe 2014 della cantina Agostino Vicentini è stato attribuito anche l’Oscar qualità/prezzo dalla guida Berebene 2016 del Gambero Rosso, che assegna questo premio ai vini considerati delle perle enologiche ma che sugli scaffali non superano i 10 euro.

Guida Ristoranti d’Italia 2016 del Gambero Rosso. I due locali soci della Strada premiati con  i “Gamberi”, simbologia usata dalla guida gastronomica per segnalare le migliori trattorie italiane, sono l’Antica Trattoria Fattori di Terrossa di Roncà (2 Gamberi), guidata da Camillo, Alda e Ruggero Fattori, e rinomata per la carne ai ferri e lo spiedo di capretto, insieme all’Agriturismo Corte Verzé (2 Gamberi) di Cazzano di Tramigna, condotto dalla famiglia Verzé, la cui cucina vanta tra i punti di forza i risotti (da non perdere quello all’Amarone e alle ciliegie) e la carne di pecora Brogna, razza autoctona della Lessinia.

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img_20151030_205256Al convegno “Il Valore della Ricerca” organizzato da Cantina Valpolicella Negrar, il professor Attilio Scienza parla della possibilità di rendere le viti resistenti alle malattie grazie alla cisgenetica, che renderebbe non necessari i trattamenti fitosanitari. Ma servono finanziamenti.

Il valore della ricerca, da intendersi sia nel significato più alto dell’innovazione scientifica, che in quello più prosaico dei costi per sostenerla, è stato l’argomento  principe del convegno organizzato lo scorso 30 ottobre da Cantina Valpolicella Negrar (www.cantinanegrar.it) nell’ambito del Premio Tesi di laurea “Vivi la Valpolicella”, e a cui ha partecipato, tra gli altri, Attilio Scienza, professore ordinario all’Università degli Studi di Milano.

Ostacoli che sembrano insormontabili, aggirati dal pensare differente. In particolare, Scienza ha parlato della necessità di un cambio di paradigma nella ricerca della viticoltura italiana, perché solo grazie ad un nuovo modo di pensare arrivano le grandi innovazioni scientifiche. Un esempio di questo approccio viene offerto dalla ripresa in viticoltura di una tecnica della medicina umana, la correzione del genoma (genome editing). In particolare, Scienza ha riportato l’esempio di uno studio condotto, con successo, da un’équipe di ricercatori australiani sul genoma umano con lo scopo di correggere l’alterazione genetica che causa la distruzione dei globuli rossi nell’anemia falciforme. “Ebbene - ha riferito Scienza - la tecnica di correzione del genoma può essere trasferita alla vite europea che, per la propria storia evolutiva, non ha potuto sviluppare geni antifungini. Attraverso la correzione del genoma, che va annoverata tra le nuove tecniche di allevamento delle piante (new breeding technology) si opera sui geni di suscettibilità, la cui presenza è necessaria affinché si manifesti una malattia. L’inattivazione di questi geni porta ad un pianta resistente. L’esempio più noto è quello dei geni MildewResistancelocus O (Mlo), la cui inattivazione conferisce resistenza all’oidio alla vite. L’intervento è quindi comparabile ad una mutazione naturale, sull’esempio di quelle che fanno comparire improvvisamente su una vite che produce grappoli colorati, dei grappoli bianchi (Pinot nero>Pinot bianco). La tecnica non consiste nella transgenesi, ossia il trasferimento di geni estranei alla specie bensì nella cisgenesi, vale a dire la modifica di alcune basi di geni presenti nella stessa specie. E’ quindi possibile far diventare i nostri vitigni italici resistenti a oidio e peronospora e dare, di conseguenza, un’offerta di vino prodotto senza trattamento fitosanitario“.

Il costo della ricerca
. “Per realizzare questo progetto, che renderebbe la ricerca viticola italiana leader nel mondo, sono necessari circa 15 milioni di euro l’anno per almeno 5 anni“, ha detto Scienza. “A questo riguardo - ha aggiunto - si potrebbe creare una rete nazionale costituita come una fondazione onlus o una società ad hoc composta da organismi istituzionali del settore (per es. Consorzi di difesa), Regioni, produttori di vino e, per il finanziamento, potrebbe essere istituito un contributo di scopo di 2 centesimi di euro per ogni bottiglia di vino prodotta in Italia, una cifra insignificante per i produttori ma, nella logica dei grandi numeri, decisiva per lo sviluppo della ricerca viticola italiana. Si potrebbero poi valorizzare commercialmente i ritrovati della ricerca per ricavare un profitto dalle royalty derivanti dal brevetto delle varietà resistenti, da reinvestire in ulteriori ricerche, ad esempio per trovare dei rimedi alla flavescenza dorata“.
Il progetto illustrato da Scienza è di valenza nazionale e strategico per la ricerca vitivinicola italiana, è importante che se ne parli, perché dobbiamo riuscire a passare da un agroecosistema industriale ad un agroecosistema ecologico per salvaguardare l’ambiente e la salute di noi tutti”, ha commentato Renzo Bighignoli, medico-viticoltore, presidente di Cantina Valpolicella Negrar.

(Gaiares comunicazione)



vallata_marano_autunno_bassa_cantina-valpolicella-negrar“I viticoltori creano luoghi di valore, ma la biodiversità resta prioritaria per l’equilibrio ambientale e per il forte potere suggestivo che il paesaggio di un’area viticola evoca nel consumatore”. A dirlo, Diego Tomasi, direttore del Crea-Vit di Conegliano (Tv), al convegno “Il Valore della Ricerca” organizzato da Cantina Valpolicella Negrar.

I viticoltori? Dei paesaggisti, anche se inconsapevoli. Ed il vino, indagini alla mano, è percepito più di qualità se prodotto in un’area viticola pregevole anche dal punto di vista paesaggistico“. A dirlo, è stato Diego Tomasi, direttore del Crea-Vit di Conegliano (TV), relatore al convegno “Il Valore della Ricerca” organizzato lo scorso 30 ottobre da Cantina Valpolicella Negrar in occasione della premiazione della XVIII edizione del concorso “Vivi la Valpolicella”. Il concorso, sostenuto dalla Cantina insieme a Valpolicella Benaco Banca, è stato creato dall’associazione Vivi la Valpolicella con l’Accademia di Agricoltura Scienze e Lettere e la Federazione Italiana Dottori in Agraria e Forestali di Verona, con l’obiettivo di premiare il lavoro di giovani ricercatori svolto in ambito vitivinicolo ed economico.

bassasxzampin_borchia_zardini_boscaini_valenti_tommasi_bighignoli_accordiniI premiati. A vincere l’edizione 2014/15 del concorso sono stati: per l’area Viticoltura, Università di Verona, tesi di Dennis Borchia sul lavaggio delle uve, lavoro iniziato dal professor Roberto Ferrarini, scomparso prematuramente; per l’area Enologia, Università di Udine, tesi di Elio Boscaini sulla valutazione agronomica ed enologica di alcuni vitigni resistenti a peronospora e oidio nel Veronese; per l’area Economica, Università di Trento, tesi di Francesco Zardini sul paesaggio della Valpolicella e della Lessinia. Le tesi toccano temi d’attualità - la salubrità delle uve e dei vini, la salvaguardia del paesaggio, la riduzione degli  antiparassitari per difendere salute, ambiente e costi aziendali -, argomenti che sono stati ripresi nel corso del convegno, molto partecipato, che ha preceduto la premiazione.

Necessario conservare gli elementi identitari di un territorio
. L’intervento di Diego Tomasi verteva sul ruolo del vignaiolo nel determinare il paesaggio in cui vive. “Da tempi immemorabili - ha detto Tomasi - le popolazioni hanno reso produttivo il territorio, ma al viticoltore, più di altri, spetta il merito di aver saputo trasformare luoghi marginali in luoghi di valore, ricchi anche di opportunità economica. Oggi, la necessità di meccanizzare e rendere meno gravosa l’attività viticola, impone nuove scelte tecniche e costruttive che non devono però trasformare l’habitat e la sua morfologia, bensì accordare i caratteri strutturali del paesaggio con l’attività viticola. La biodiversità resta una priorità, in quanto, accanto al valore sugli equilibri generali tra vigneto e aree circostanti, una sua riduzione si riflette immediatamente sulla gradevolezza del paesaggio instaurando elementi di banalità e di omologazione. Anche grazie ad essa, il paesaggio viticolo è un bene culturale irriproducibile e non trasferibile: su di esso si basa l’immagine di un’area viticola e su di esso si imprime il ricordo più immediato del consumatore. Il paesaggio, infatti, genera emozione e porta con sé un messaggio e uno stato d’animo che si trasmette in modo inconscio fino alla qualità percepita del vino: paesaggio significa allora valore aggiunto al vino da sfruttare e valorizzare”. “Il paesaggio della Valpolicella  - ha concluso Tomasi - vanta molti primati da anni riconosciuti, ma proprio in un momento in cui l’attività viticola si fa più importate ed “aggressiva”, bisogna trovare i giusti elementi di compromesso e di guida per salvaguardare ed indirizzare l’attività viticola in un contesto ambientale nel quale il paesaggio non può essere dimenticato, anche perché bene comune e dal forte potere identitario”.

Una “Carta del vigneto” della Valpolicella. A proposito dell’integrazione tra vigneto e diversità del paesaggio, durante il convegno, Daniele Accordini ha lanciato la proposta di un tavolo partecipato da tutti i portatori d’interessi - produttori, amministratori, studiosi e ambientalisti -, per la stesura di una “Carta del Vigneto” della Valpolicella, i cui lavori, secondo il direttore generale ed enologo della cantina Cooperativa negrarese, potrebbero essere coordinati dal Consorzio di tutela. “Da qui a vent’anni potremmo avere un vigneto della Valpolicella completamente diverso, visto che ogni anno si rinnova per vecchiaia il 5-7% delle vigne, ed è fondamentale progettare, adesso e insieme, il paesaggio del territorio. Accanto all’olivo e al ciliegio, deve continuare ad esserci il vigneto, che supporta economicamente le altre due produzioni. Bisogna trovare i giusti elementi di compromesso e lavorare insieme”, ha aggiunto Accordini.  “Le istituzioni hanno sempre manifestato un grande interesse per il nostro territorio, basti ricordare che nel 1956 la commissione provinciale di Verona vincolò la Valpolicella alla legge ministeriale sulle protezione delle bellezze naturali“, ha detto Roberto Grison, sindaco di Negrar. Che ha aggiunto: “Nel tempo c’è stata qualche crepa, ma ora è necessario confrontarci e dialogare insieme per arrivare a regole condivise e tornare alla fusione dell’opera della natura con quella dell’uomo”. “‘E’ bene che si parli adesso di territorio, prima che siano compiuti errori irrimediabili”, ha detto Gianmaria Tommasi, presidente di Valpolicella Benaco Banca. Che ha anche annunciato l’organizzazione di un corso tra gennaio e febbraio 2016 rivolto ai produttori per far conoscere loro il patrimonio culturale del territorio”.

(Gaiares comunicazione)



daniele-accordini-direttore-cantina-valpolicella-negrarAlla vigilia di Anteprima Amarone 2011, Cantina Valpolicella Negrar solleva la questione. Daniele Accordini, direttore generale ed enologo della cantina Cooperativa afferma: “In annate difficili come il 2014, è giusto produrre Amarone pur di ottenere il Ripasso per soddisfare il mercato? Doveroso un momento di riflessione per i produttori della Valpolicella”.

Ci sarà anche Cantina Valpolicella Negrar tra le aziende vitivinicole presenti alla 12^ edizione di Anteprima Amarone (31 gennaio e 1 febbraio), organizzata a Verona al Palazzo della Gran Guardia dal Consorzio di Tutela Vini Valpolicella. La due giorni sarà un momento di celebrazione di un’annata, quella del 2011, rivelatasi qualitativamente straordinaria. Cosa che non si può dire, seppur con le dovute distinzioni, per la vendemmia 2014, difficoltosa in tutta Italia. E che, proprio per questo, ha messo in luce in Valpolicella una nuova situazione produttiva, che potrebbe mettere a rischio il buon nome dell’Amarone nel mondo.

Amarone, condannato ad essere prodotto? “E’ un dato di fatto: il successo della nostra denominazione converge sempre più sul Ripasso, vino figlio della Valpolicella e dell’Amarone, in grado di conquistare nuovi mercati grazie al suo appeal internazionale, fatto di eleganza e morbidezza, di potenza innata e di un ottimo rapporto qualità prezzo”, spiega Daniele Accordini, direttore generale di Cantina Valpolicella Negrar. Che aggiunge: “L’Amarone, seppure ottenuto dallo stesso vigneto, esprime valori diversi, di un carattere superiore, fatto di eccellenze enologiche e territoriali, nonché di esperienze tecnologiche  e tradizionali uniche. In questo contesto, di grande popolarità per il Ripasso e di posizioni mantenute per l’Amarone, arriva l’annata 2014, una delle più difficili per l’Italia e così pure per la Valpolicella, che ha dovuto ridurre la percentuale di uve destinate all’Amarone, riducendo, di conseguenza, la produzione di Ripasso. Ma, a questo punto è doveroso porsi qualche domanda: “E’ giusto o giustificato produrre Amarone in annate difficili pur di ottenere il Ripasso? Qual è la strada da percorrere per conservare e promuovere il successo del Ripasso senza compromettere il valore internazionale dell’Amarone, che va sicuramente difeso anche da possibili scelte che, magari, non guardano alla qualità dell’Annata e dei vini ottenibili?” “I produttori della Valpolicella, a questo punto - conclude Accordini - dovrebbero fermarsi per riflettere e trovare delle soluzioni condivise per conservare il successo dell’Amarone e consentire al Ripasso  di proseguire per la propria strada. Senza che l’uno danneggi l’altro”.

amarone_classico_-dv_cantina_valpolicella_negrar-bassaAmarone 2011. Protagonista dell’Anteprima a Verona, per Cantina Valpolicella Negrar sarà l’Amarone della Valpolicella Docg Classico Domini Veneti (ma sarà possibile assaggiare anche l’Amarone della Valpolicella Doc Classico Vigneti di Jago 2008). Ad anticipare ai visitatori cosa troveranno nel bicchiere è Daniele Accordini, anche enologo della cantina Cooperativa (230 soci, 700 ettari di vigneti in prevalenza nelle colline della Valpolicella Classica, oltre 34 milioni di euro di fatturato nel 2014). “Per la vallata di Negrar, il 2011 è stata un’annata eccezionale. Piogge regolari, ben distribuite, escursioni termiche elevate. Anche il periodo di appassimento è stato perfetto, con umidità relative molto basse ed ottima ventilazione. Fin da subito, l’Amarone 2011 ha dimostrato, quindi, un carattere imponente, carnoso, un colore rosso rubino inteso e note speziate in grande evidenza. Oggi, al termine dell’affinamento, presenta note di grande freschezza a dimostrazione della longevità attesa e una complessità aromatica riscontrabile solo nelle grandi annate (1988, 1997, 2000, 2007).  Al palato, si palesa con un tannino maturo ed elegante, adatto a grandi abbinamenti di selvaggina come alla discussione di fine pasto. L’Amarone 2011 lo ricorderemo a lungo come un vino di grande equilibrio, potenza e complessità“.

(Gaiares comunicazione)