reciotinabassaPer 11 mesi, una sera al mese, 11 ristoratori della Strada del vino Soave invitano a scoprire il territorio attraverso i sapori di stagione. Nel Palazzo della Gran Guardia, l’inaugurazione della rassegna enogastronomica nella speciale anteprima di Soave Versus.

Se pensate che sia settembre “il vero” inizio d’anno, fa per voi lo speciale calendario ideato da Strada del vino Soave per trascorrere momenti di svago all’insegna del gusto. A settembre, infatti, debutta a Verona “Le cucine del Soave“, rassegna enogastronomica che, di mese in mese, fino a luglio 2017, farà conoscere territorio, prodotti e pietanze tipici di questo giardino vitato di oltre 6 mila ettari, che si estende nelle vallate collinari d’Illasi, Tramigna e d’Alpone, a breve distanza dalla città d’arte scaligera.

Menù a tema. Per una sera al mese, 11 ristoratori del territorio della Strada si cimenteranno in cucina per dare risalto alla stagionalità e alla varietà dei prodotti dell’Est Veronese. Co-protagonisti delle undici serate, saranno il vino Soave ed i viticoltori che lo producono, che avranno una ribalta speciale in occasione dell’inaugurazione della rassegna, prevista il 2 settembre a Verona alle ore 20 nel Palazzo della Gran Guardia nel corso di una speciale anteprima di Soave Versus, l’evento cult del Consorzio del Soave, con un menù dedicato a “Garganega, Soave e torta Reciotina“, quest’ultima un dolce secco friabile a base di Recioto di Soave. A “Le cucine del Soave” saranno protagonisti di volta in volta i formaggi di malga ed il formaggio Monte Veronese (7 ottobre 2016, ristorante e albergo Tregnago 1908 a Montecchia di Crosara, vini Corte Moschina), l‘olio extra vergine d’oliva (4 novembre 2016, ristorante Al Gambero a Soave, vini Cantina del Castello), ill melo decio di Belfiore, presidio Slow Food (2 dicembre 2016, ristorante Soave Relais Castelcerino a Soave, vini Ca’ Rugate), le grappe e i distillati (5 gennaio 2017, ristorante hotel Sporting San Felice, liquori Distilleria Pietro Maschio, vini T.E.S.S.A.R.I.), i piatti della tradizione invernale a base di maiale (3 febbraio 2017, agriturismo Antica Corte Cason a Ronco all’Adige, vini Corte Mainente) e baccalà (3 marzo 2017, Antica Trattoria Fattori a Roncà, vini Antonio Franchetto) a quelli primaverili preparati con gli asparagi di Arcole (7 aprile 2017, Locanda del Borgo a Soave, vini Cantina di Soave) e il pisello Verdone Nano di Colognola ai Colli (5 maggio 2017, agriturismo Al Bosco a Colognola ai Colli, vini Agostino Vicentini) fino ad arrivare alle ciliegie (1 giugno 2017, agriturismo Corte Verzè a Cazzano di Tramigna, vini Casa Vinicola Bennati) e al prosciutto di Soave (7 luglio 2017, ristorante Bacco d’Oro a Mezzane di Sotto, vini Monte Tondo). Maggiori info: www.stradadelvinosoave.com, tel. 045.7681407.

soave-versus-verona3-5/9, torna a Verona Soave Versus. L’evento, organizzato dal Consorzio Tutela del Vino Soave in collaborazione con la Strada del Vino Soave, si tiene a Verona nel Palazzo della Gran Guardia. Dedicata alle migliori interpretazioni del vino Soave, allo stile e ai valori del territorio, la manifestazione vedrà la partecipazione di oltre 50 cantine selezionate con più di 200 referenze. Tema principale dell’edizione 2016 sarà il paesaggio, in omaggio al recente riconoscimento da parte del Ministero della politiche agricole delle “Colline Vitate del Soave” quale paesaggio rurale d’interesse storico d’Italia. Nelle tre serate, si avvicenderanno numerosi eventi, tra cui cooking show con chef di livello internazionale che faranno scoprire curiosità, prodotti, ricette e abbinamenti con i vini Soave, e cucina casalinga nel “Soave Desco”, vero e proprio ristorante all’interno della manifestazione che proporrà varie interpretazione di Soave in abbinamento ai piatti delle tradizione. Maggiori info: www.ilsoave.com

(Gaiares comunicazione)



top20cantinecoopitalia2016weinwirtschaftWeinwirtschaft, storica testata enologica tedesca,  nella “Top 20″ 2016 delle cantine cooperative italiane assegna il primo posto a Cantina Valpolicella Negrar

Cantina Valpolicella Negrar è prima nella “Top 20″ delle cooperative vitivinicole italiane stilata da Weinwirtschaft, rivista enologica pubblicata dalla casa editrice tedesca Meininger che, dal 2010, ha aperto alle cooperative del Bel Paese il premio di valenza internazionale. Un grande risultato per la cantina veronese, che nel giro di pochi anni ha scalato la classifica (nel 2011 era quinta, prima tra le venete), salendo nel 2016 sul gradino più alto del podio. Il periodico ha effettuato un test comparativo su un panel di sei vini per cantina, in modo da accertare il livello qualitativo della produzione vinicola delle cooperative italiane partecipanti alla selezione, classifica che non include quelle altoatesine, giudicate a parte.

soci-cantina-valpolicella-negrarAbbiamo fatto l’impresa. “Siamo molto orgogliosi del riconoscimento, che premia un lavoro di squadra costruito su forti basi produttive di qualità e condotto ogni giorno in vigna ed in cantina dai nostri 230 soci, insieme a un team di professionisti che ne valorizza le potenzialità. Tutto ciò nella consapevolezza di portare avanti un modello cooperativistico imprenditoriale e innovativo fin dalla nascita, avvenuta 83 anni fa il 23 agosto, quando sei imprenditori della Valpolicella scesero in campo per difendere il territorio da investimenti speculativi, pensando fin da subito di arrivare direttamente al consumatore con il prodotto imbottigliato, cinquant’anni prima di quanto fecero le altre cantine sociali d’Italia. Negli anni ‘30 del secolo scorso, poi, coniammo il nome Amarone, e fummo gli unici, per trent’anni, a venderlo con il nome Amarone Extra della Valpolicella, dichiara fiero il presidente, Renzo Bighignoli.

I vini giudicati nella comparazione qualitativa. Ci sono due vini Amarone, l’Amarone della Valpolicella Docg Classico Vigneti di Jago Domìni Veneti 2010 (categoria vini linea top) e l’Amarone della Valpolicella Docg Classico Domìni Veneti 2012 (vini best seller) tra i vini giudicati da Weinwirtschaft. Nella categoria “vini linea top”, c’è anche il Recioto della Valpolicella Docg Classico Vigneti di Moron Domìni Veneti 2012, mentre nella categoria “vini più venduti” ci sono il Valpolicella Ripasso Doc Classico Superiore La Casetta Domìni Veneti 2013 ed il Valpolicella Doc Classico Cantina di Negrar 2015; infine, per la categoria “specialità regionale”, il vino giudicato è stato il Valpolicella Ripasso Doc Classico Superiore Le Roselle 2014 Cantina di Negrar.

Quattro vini su sei appartengono alla linea Domìni Veneti, che porta nel nome l’eco dello splendore della Serenissima, di cui nel ‘500 la Valpolicella era parte integrante, e creata nel 1989 dalla Cantina per dare identità alla gamma più esclusiva della produzione, risultato dl un lungo e integrato progetto viticolo-enologico di valorizzazione delle tipicità del territorio. Con Domìni Veneti, è iniziato un percorso rivelatosi vincente, premiato sia dalle guide enologiche di riferimento che dalle vendite, e culminato nel 2011 nel progetto “Espressioni“, rivolto a cercare le “differenze”, quelle dei terroir delle 5 vallate della Valpolicella Classica, per affermare nel mondo l’unicità della Valpolicella e la non replicabilità dell’Amarone, in questo caso 5 cru chiamati con i nomi delle località in cui sono prodotti, Villa (Negrar), Castelrotto (San Pietro in Cariano), San Rocco (Marano), Mazzurega (Fumane) e Monte (Sant’Ambrogio). A ricevere il primo Premio Cooperative Italiane 2016 di Weinwirtschaft a Deidesheim, lo scorso 24 agosto, è stato Luca Bissoli, direttore commerciale della Cantina. “Il messaggio che ho portato in Germania è la nostra volontà di continuare ad offrire ai consumatori vini di alta qualità prodotti guardando alla sostenibilità ambientale e al legame con un territorio in cui si riconoscono generazioni di viticoltori, uomini della Valpolicella che hanno fatto e fanno la differenza“.

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proffranco_gregoSe ne parla dal 16 al 18 giugno 2016 a Vip Congress, che riunisce a Padova il “gotha” mondiale della chirurgia vascolare ed endovascolare

L’acronimo Vip sta per Vascular International Padova, ma potrebbe essere usato anche nell’accezione più comune che definisce personaggi importanti. Perché quello che si svolgerà a Padova dal 16 al 18 giugno 2016, nel centro Altinate San Gaetano, è il congresso mondiale che riunisce ogni due anni nella città veneta una sorta di “club” dei chirurghi vascolari più importanti al mondo. A rendere possibile il prestigioso incontro, che vedrà la partecipazione di circa 200 chirurghi provenienti da 32 Paesi, è stato Franco Grego, professore ordinario di Chirurgia Vascolare dell’Università di Padova nonché direttore della Clinica di Chirurgia Vascolare ed Endovascolare, centro di eccellenza veneto e italiano per la diagnosi e la cura delle malattie delle arterie.

Dopo il Nord e il Sud America, focus sull’Asia
. Grego, 58 anni, bolzanino di nascita ma padovano d’adozione fin dai tempi dell’università, quando incontrò il professor Giovanni Deriu, suo maestro e fondatore della chirurgia vascolare a Padova - che presiederà insieme a lui i lavori congressuali -, ha dato vita al progetto Vip Congress nel 2012. “Fin da subito, il nostro obiettivo è stato quello di riportare al centro dei lavori l’attività scientifica, oggi troppo spesso messa all’angolo da aspetti più prettamente commerciali, portando i migliori chirurghi vascolari europei ad incontrare, in un clima di amicizia e confronto, quelli degli altri continenti in modo da creare un gruppo di “opinion leader” in questo settore”, spiega Grego. Dopo aver dedicato il primo Vip Congress all’incontro dei chirurghi vascolari dell‘America Latina e, nel 2014, a quelli del Nord America, quest’anno sarà la volta dei chirurghi asiatici, in arrivo da Corea del Sud, Filippine, Nepal, Taiwan e naturalmente Cina. “Un po’ per la lingua, un po’ per ragioni politiche interne, non abbiamo mai avuto modo di avere una corretta informazione su come operano i cinesi, ma da un nostro primo viaggio in Cina ci siamo resi conto che non c’è divario tecnico e che, anzi, visto il numero della loro popolazione, i colleghi cinesi possono vantare un numero molto consistente di casistiche utili al confronto”, spiega Grego.

Una patologia temibile ma sempre più curabile in modo poco invasivo. Nella tre giorni congressuale si metteranno a fuoco problematiche e soluzioni del trattamento dell’aneurisma dell’aorta addominale e dell’aorta toracica. L’aneurisma è una dilatazione permanente dell’arteria (es. aorta, carotide, ecc.). Quando l’aneurisma progredisce, nel 95 per cento dei casi a causa dell’aterosclerosi, che si manifesta tipicamente nell’età adulta e avanzata, si può arrivare alla rottura dell’arteria e, di conseguenza, all’insorgere di un’emorragia che mette a repentaglio la vita. L’obiettivo, quindi, è di prevenire la rottura dell’aneurisma, attraverso semplici esami clinici e strumentali e l’adozione di uno stile di vita più sano (niente fumo, regime alimentare controllato e più movimento). “Abbiamo registrato un abbassamento dell’età dei malati - osserva Grego - sia perché si vive più a lungo sia perché i “baby boomer”, ossia la generazione tra 52/71 anni, figlia del boom economico, è stata poco abituata alla prevenzione. La buona notizia è che sempre più pazienti - almeno il 50/60 per cento delle persone colpite da aneurisma dell’aorta - oggi possono essere operati con metodiche poco invasive, che consentono di ridurre in maniera importante i rischi operatori e i tempi di degenza”. Il “segreto” sta nella tecnica chirurgica endovascolare, nata vent’anni fa, dunque piuttosto di recente, e a cui la Clinica padovana ha contribuito a dare il più rapido sviluppo in Veneto e in Italia. “Mentre la tecnica chirurgica classica cura l’arteria ammalata, quella endovascolare ne previene la rottura attraverso l’inserimento di un’endoprotesi. L’orientamento futuro va verso un ulteriore miglioramento di questi aspetti tecnologici. II consiglio che mi sento di dare, comunque, è quello di affidarsi a centri che applicano entrambe le metodiche, la tecnica chirurgica tradizionale e quella endovascolare, in modo da ricevere la cura più adatta al proprio caso”, conclude Grego.

Il chi è della Clinica. Con 1.100 interventi all’anno di sola chirurgia arteriosa ricostruttiva, la Clinica di Chirurgia Vascolare ed Endovascolare di Padova è oggi il reparto a più alto volume assistenziale della Regione Veneto in fatto di chirurgia vascolare ed endovascolare. E’ inoltre hub regionale per la patologia vascolare ed è tra le prime 4 strutture in Italia per volume e risultati. Sede dell’unica scuola di specializzazione in Chirurgia Vascolare per il Triveneto, con sedi aggregate presso le Università di Verona, Trieste e Udine, la Clinica ha formato la maggior parte dei primari e degli aiuto primari delle unità operative di chirurgia vascolare del Nordest.

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concorso-fotograficobassastradavinosoaveL’uva Garganega, il vino Soave, le colline dai morbidi pendii, dichiarate “paesaggio rurale storico” e coltivate a viti, ciliegi e olivi, le testimonianze storico-culturali, l’enogastronomia e i prodotti tipici. Ancora, i momenti di partecipazione alle degustazioni in cantina, nei frantoi o nei caseifici nonché alle manifestazioni territoriali: sono tutti possibili soggetti ammessi al concorso fotografico #SoaveLife promosso dall’associazione Strada del vino Soave dal 29 maggio sino al 30 settembre 2016 sulla propria pagina Facebook (www.facebook.com/stradadelvinosoave).

Soavi weekend e cesti di prodotti tipici in premio. Per partecipare al concorso fotografico, basta diventare fan, se non lo si è già, della pagina FB della Strada, lasciarsi trasportare dalla passione per le foto e…per le terre del Soave, postando con l’hashtag @SoaveLife tutte le immagini che si ritengono più adatte a comunicare la propria impressione sul territorio. Aperto ai maggiori di 18 anni, il concorso fotografico prevede 5 vincitori finali, selezionati da una giuria interna all’Associazione, e ai quali andranno in premio soggiorni weekend per 2 persone (primo, secondo e terzo classificato), usufruibili fino all’8 gennaio 2017, e cesti di prodotti tipici della Strada (quarto e quinto classificato). Maggiori info sul regolamento del concorso e sulle iniziative incluse nei diversi fine settimana in palio sono reperibili sia sulla pagina Facebook che nel sito della Strada www.stradadelvinosoave.com.

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flaming_lips_aperitivo_reciotospumantecantinavalpolicellanegrarSi chiama Flaming Lips, labbra fiammeggianti, in onore dei suoi bei riflessi rubino violacei, l’aperitivo a base di Recioto spumante proposto da Cantina Valpolicella Negrar in occasione di Vinitaly 2016. Appena lo si beve, predominano le note dolci reciotate per lasciare subito posto a quelle fresche del mix di liquori, acqua tonica e lime che lo compongono. “Il Recioto spumante è una rarità vinicola che vorremmo non fosse più tale, per la bontà e per il valore territoriale intrinseco, viste le particolarità della tipologia, riteniamo possa essere perfetto anche per l’aperitivo, non solo per il dessert“, commenta Natascia Lorenzi, responsabile marketing e comunicazione della Cantina.

Un futuro in “red”? Penalizzato dal cambio di gusto avvenuto nel tempo a favore del secco, il Recioto, che rappresenta la storia e la tradizione viticola della Vapolicella, è pressoché sconosciuto al di fuori dei confini di questo territorio, a dispetto di chi ne apprezza la bontà, l’equilibrio e l’eleganza. Sul suo successo internazionale è pronto però a scommettere Daniele Accordini, enologo e direttore della cantina cooperativa negrarese, convinto del fatto che “al mondo sono rari i vini che si possono fregiare di essere rossi, dolci e passiti“.

leanimedelreciotocantinavalpolicellanegrarLe anime del Recioto. Così, a Vinitaly 2016, Cantina Valpolicella Negrar ha deciso di puntare i riflettori sul vino “icona” per la Valpolicella, oggi prodotto dalla maggior parte dei viticoltori solo nella versione ferma affinata in acciaio, organizzando una degustazione che contemplava ben 6 tipologie di Recioto, in modo da dare un excursus tra tradizione e innovazione, servite ciascuno con abbinamenti a tutto pasto, non solo quindi limitati al dessert: dal Recioto rifermentato in bottiglia, tipologia oggi limitata al consumo familiare, usata per l’ospitalità valpolicellese, in questa occasione servito con la sopressa all’Amarone Domini Veneti Caprini di Negrar, prima classificata al Campionato Italiano del Salame 2015, si è passati al Recioto spumante, tipologia prodotta fin dagli anni Trenta del secolo scorso ininterrottamente solo dalla Cantina, e poi ancora al Recioto da Palio, ossia quello fresco d’annata che viene fatto debuttare nel periodo pasquale alla festa del Recioto, per passare al Recioto Classico, la versione ferma affinata in acciaio, e poi al Recioto Vigneti di Moron, cru fermo affinato in legno, servito in 2 annate, 2012 e 2001, per finire con una rarità del passato, prodotta nuovamente dalla Cantina, il Recioto Amando.

danieleaccordinienologodirettorecantinavalpolicellanegrarUn futuro da costruire. “Il Recioto è un vino che difficilmente trova paragoni per variabilità produttive, dovute ai diversi microclimi, agli stili produttivi, alle tipologie stesse. Diversità che danno al vino simbolo del territorio un nuovo fattore competitivo. Bisogna ricordare, soprattutto, che per diventare universali è necessario essere locali, ed il Recioto esprime la vera essenza della tipicità della Valpolicella“, ha affermato Accordini. “Oggi le aziende vitivinicole della Valpolicella dedicano poca attenzione al Recioto, forse perché lo danno perdente in partenza, mentre a livello internazionale, in un mondo dove il passito è convenzionalmente definito come bianco ed il rosso è una novità, il Recioto ha molte potenzialità, specie in alcuni Paesi dove la cucina è alla ricerca di sapori particolari che si facciano ricordare. La Cantina ne produce 60 mila bottiglie l’anno nelle varie tipologie, vendiamo il 72 per cento in Italia, con il 50 per cento in provincia di Verona, e il rimanente 28 per cento all’estero, Finlandia, Svezia e Russia soprattutto. Per aumentare il mercato, dobbiamo farci aiutare dagli chef e dalla loro maestria nel proporre nuovi abbinamenti. Solo così il Recioto potrà presentarsi al grande pubblico non come figlio minore dell’Amarone ma come vino di grande personalità“.

visita-museo-appassimento-cantina-valpolicella-negrarUn passato millenario. La storia del Recioto risale al tempo degli antichi Romani e al famoso vino Retico decantato e apprezzato dai poeti latini. Il nome deriva probabilmente dal termine “Recia”, che nel dialetto veneto significa orecchio. Un tempo, infatti, si usava scegliere per questo vino solo le parti laterali del grappolo perché più mature e zuccherine. Simbolo della viticoltura della Valpolicella Classica basata sulla tecnica millenaria dell’appassimento naturale, per il Recioto si usano le uve più mature dei vitigni autoctoni Corvina, Corvinone e Rondinella selezionate a mano a settembre, lasciate ad appassire in fruttaio per 100/130 giorni e pigiate tra gennaio e febbraio. Uve e tecnica di appassimento sono le stesse impiegate nella produzione dell’Amarone, ma nel Recioto la fermentazione viene interrotta in modo da ottenere un vino con una parte zuccherina importante.

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fittabassavigneti-del-soave-mp-1Non punteggi, ma “chiocciole, bottiglie e monete” per raccontare vita, vigne e vini della prima Doc in Italia ad entrare nel registro dei Paesaggi rurali storici. Un territorio, questo, che ama valorizzare i prodotti locali, come il Melo decio di Belfiore, presidio Slow Food, usato nel panettone al posto dei canditi.

Il Soave è la prima Doc italiana ad essere stata riconosciuta “Paesaggio‬ rurale di interesse storico” dall’Osservatorio nazionale del Paesaggio rurale, delle pratiche agricole e conoscenze tradizionali del Ministero delle Politiche agricole. Nella zona classica della denominazione, infatti, sono stati individuati 1700 ettari collinari coltivati secondo le tecniche della viticoltura eroica, in cui sono ancora presenti elementi di edilizia storica, capitelli votivi, forme di allevamento come la pergola, muretti a secco e vigneti ultra centenari ancora produttivi. “E’ un grande risultato per la denominazione del Soave, che vede riconosciuta a livello nazionale la primogenitura di comprensorio vitato storico“, sottolinea Aldo Lorenzoni, direttore del Consorzio di tutela.

I premi “Slow Wine 2016″. A raccontare vita, vigne e vini delle colline vitate del Soave, patrimonio storico e rurale d’Italia, arriva anche la guida Slow Wine 2016, che ha attribuito numerosi riconoscimenti ai soci di Strada del vino Soave. La “Chiocciola“, simbolo di Slow Food, editore della guida, è andata all’azienda agricola Graziano Prà di Monteforte d’Alpone, in quanto “interpreta i valori organolettici, territoriali e ambientali in sintonia con Slow Food, ed i  vini hanno anche un ottimo rapporto qualità-prezzo, tenendo conto di come e dove sono stati prodotti”. Tra i premiati con il riconoscimento della “Bottiglia“, che certifica l’eccellenza qualitativa di tutte le etichette presentate, c’è l’azienda agricola Cà Rugate, di Montecchia di Crosara, l’azienda agricola Gini Sandro e Claudio di Monteforte d’Alpone e la Tenuta Sant’Antonio di Colognola ai Colli. Il riconoscimento “Grande Vino“, che premia la massima eccellenza qualitativa e organolettica di un vino, è stato attribuito all’Amarone della Valpolicella 2011 dell’azienda agricola Ca’ Rugate, al Soave Classico Casette Foscarin 2013 dell’azienda agricola Montetondo di Soave e al Valpolicella Superiore La Bandina 2011 dell’azienda agricola Tenuta Sant’Antonio. Il riconoscimento “Vino Slow“, che certifica un vino eccellente dal punto di vista organolettico e in grado di esprimere in modo esemplare territorialità, storia e attenzione all’ambiente, è stato attribuito al Soave Classico Staforte 2013 dell’azienda agricola Graziano Prà. Il riconoscimento “Vino Quotidiano“, che attesta l’eccellente rapporto qualità-prezzo del vino, il cui costo non supera i 10 euro in enoteca, è stato attribuito al Soave Fontego 2014 dell’azienda agricola La Cappuccina di Monteforte d’Alpone, al Valpolicella Montecurto 2014 dell’azienda agricola Marco Mosconi di Illasi, al Soave Vigna della Corte 2013 dell’azienda vitivinicola Corte Adami di Soave. Infine, il riconoscimento della “Moneta“, dato all’azienda che esprime un ottimo rapporto qualità-prezzo per tutte le bottiglie presentate, è stato attribuito all’azienda agricola Montetondo e all’azienda vitivinicola Corte Adami. Maggiori info sulle cantine premiate www.stradadelvinosoave.com

Un territorio che valorizza i prodotti locali, come il Melo decio di Belfiore, presidio Slow Food. “Siamo felici che la guida Slow Wine, attenta a valorizzare storia e cultura della tradizione agricola italiana, abbia dato valore al lavoro dei nostri soci“, afferma Stefano Alberti, vicepresidente di Strada del vino Soave. Una passione per il territorio che anima naturalmente anche Alberti, tanto che nella gastronomia Damoli, che conduce insieme alla famiglia a San Bonifacio, propone antiche ricette della tradizione locale, come la mostarda e la marmellata di Melo decio di Belfiore, località dell’Est Veronese. “Si tratta di una vecchia varietà veronese di mele, ottima per la produzione di mostarde oltre che per il consumo fresco, ma la cui produzione era stata abbandonata negli anni 70/80 del secolo scorso a causa di una resa produttiva altalenante, e salvata grazie all’intervento di alcuni produttori e di Slow Food“, spiega Alberti, che è anche rappresentante del Presidio Slow Food Melo decio di Belfiore. “E’ un frutto che si conserva molto bene - dalla raccolta dura anche fino a luglio fuori dal frigo -, ed è molto profumato, tanto che in passato veniva usato per profumare i cassetti, abbiamo cercato di incentivarne l’uso valorizzandone la trasformazione alimentare, oltre a mostarda e marmellate lo usiamo nel panettone al posto dei classici canditi, e da 150 piante, oggi siamo riusciti ad averne 500, conclude Alberti.

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strada-del-vino-soave-particolare-vino-bassaVini d’Italia, Ristoranti d’Italia e Berebene 2016 premiano 6 cantine e 2 locali di ristoro soci della Strada. Paolo Menapace, presidente dell’Associazione: “Fieri per il territorio”.

Tra i 26 Tre Bicchieri veronesi assegnati dalla guida Vini d’Italia 2016 del Gambero Rosso, una delle più autorevoli guide nel settore dell’enologia italiana, 6 Tre Bicchieri appartengono a cantine socie di Strada del vino Soave. Inoltre, le guide Berebene 2016 e Ristoranti d’Italia 2016 del Gambero Rosso hanno attribuito rispettivamente l’Oscar per il miglior rapporto qualità/prezzo ad un vino di una cantina socia della Strada e Due Gamberi, (su un massimo di tre) a due locali di ristoro soci della Strada. “Sono riconoscimenti, questi, di valenza internazionale che qualificano ancor più l’offerta del nostro territorio, dal Soave al Valpolicella, è motivo di grande orgoglio annoverare tra i nostri soci i premiati dalle guide del Gambero Rosso”, commenta Paolo Menapace, presidente dell’associazione Strada del vino Soave.

I Tre Bicchieri e l’Oscar. Le cantine premiate socie della Strada sono: Tenuta S. Antonio dei fratelli Massimo, Armando, Tiziano e Paolo Castagnedi, che hanno una cinquantina di ettari di vigneti tra Mezzane e Colognola ai Colli; il Tre Bicchieri 2016 è andato al loro Amarone della Valpolicella Campo dei Gigli 2011.
Coffele, Alberto e Chiara Coffele continuano il lavoro intrapreso dai genitori Giuseppe e Giovanna, nel loro parco vinicolo di 25 ettari a Castelcerino di Soave ed in una piccola proprietà a Cazzano di Tramigna; il Tre Bicchieri 2016 è andato al loro Soave Classico Ca’ Visco 2014.
Ca’ Rugate della famiglia Tessari, è giunta oggi con Michele alla quarta generazione e ad una superficie vitata aziendale di 70 ettari a Montecchia di Crosara; il Tre Bicchieri 2016 è andato al loro Soave Classico Monte Alto 2013.
Marcato, azienda agricola di proprietà di Giovanni Tessari, che lavora vigneti a Roncà e Monteforte; il Tre Bicchieri 2016 è andato al loro Soave Classico Pigno 2013.
Graziano Prà, l’azienda agricola si trova nelle nere terre di Monteforte d’Alpone; il Tre Bicchieri 2016 è andato al loro Soave Classico Staforte 2013.
Agostino Vicentini, azienda agricola di 14 ettari a Colognola ai Colli condotta da Francesca ed Emanuele Vicentini, che continuano il lavoro dei genitori Agostino e Teresa Bacco,  quest’ultima anche vicepresidente di Strada del vino Soave; il Tre Bicchieri 2016 è andato al loro Soave Superiore Il Casale 2014. Al vino Soave Doc Terre Lunghe 2014 della cantina Agostino Vicentini è stato attribuito anche l’Oscar qualità/prezzo dalla guida Berebene 2016 del Gambero Rosso, che assegna questo premio ai vini considerati delle perle enologiche ma che sugli scaffali non superano i 10 euro.

Guida Ristoranti d’Italia 2016 del Gambero Rosso. I due locali soci della Strada premiati con  i “Gamberi”, simbologia usata dalla guida gastronomica per segnalare le migliori trattorie italiane, sono l’Antica Trattoria Fattori di Terrossa di Roncà (2 Gamberi), guidata da Camillo, Alda e Ruggero Fattori, e rinomata per la carne ai ferri e lo spiedo di capretto, insieme all’Agriturismo Corte Verzé (2 Gamberi) di Cazzano di Tramigna, condotto dalla famiglia Verzé, la cui cucina vanta tra i punti di forza i risotti (da non perdere quello all’Amarone e alle ciliegie) e la carne di pecora Brogna, razza autoctona della Lessinia.

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img_20151030_205256Al convegno “Il Valore della Ricerca” organizzato da Cantina Valpolicella Negrar, il professor Attilio Scienza parla della possibilità di rendere le viti resistenti alle malattie grazie alla cisgenetica, che renderebbe non necessari i trattamenti fitosanitari. Ma servono finanziamenti.

Il valore della ricerca, da intendersi sia nel significato più alto dell’innovazione scientifica, che in quello più prosaico dei costi per sostenerla, è stato l’argomento  principe del convegno organizzato lo scorso 30 ottobre da Cantina Valpolicella Negrar (www.cantinanegrar.it) nell’ambito del Premio Tesi di laurea “Vivi la Valpolicella”, e a cui ha partecipato, tra gli altri, Attilio Scienza, professore ordinario all’Università degli Studi di Milano.

Ostacoli che sembrano insormontabili, aggirati dal pensare differente. In particolare, Scienza ha parlato della necessità di un cambio di paradigma nella ricerca della viticoltura italiana, perché solo grazie ad un nuovo modo di pensare arrivano le grandi innovazioni scientifiche. Un esempio di questo approccio viene offerto dalla ripresa in viticoltura di una tecnica della medicina umana, la correzione del genoma (genome editing). In particolare, Scienza ha riportato l’esempio di uno studio condotto, con successo, da un’équipe di ricercatori australiani sul genoma umano con lo scopo di correggere l’alterazione genetica che causa la distruzione dei globuli rossi nell’anemia falciforme. “Ebbene - ha riferito Scienza - la tecnica di correzione del genoma può essere trasferita alla vite europea che, per la propria storia evolutiva, non ha potuto sviluppare geni antifungini. Attraverso la correzione del genoma, che va annoverata tra le nuove tecniche di allevamento delle piante (new breeding technology) si opera sui geni di suscettibilità, la cui presenza è necessaria affinché si manifesti una malattia. L’inattivazione di questi geni porta ad un pianta resistente. L’esempio più noto è quello dei geni MildewResistancelocus O (Mlo), la cui inattivazione conferisce resistenza all’oidio alla vite. L’intervento è quindi comparabile ad una mutazione naturale, sull’esempio di quelle che fanno comparire improvvisamente su una vite che produce grappoli colorati, dei grappoli bianchi (Pinot nero>Pinot bianco). La tecnica non consiste nella transgenesi, ossia il trasferimento di geni estranei alla specie bensì nella cisgenesi, vale a dire la modifica di alcune basi di geni presenti nella stessa specie. E’ quindi possibile far diventare i nostri vitigni italici resistenti a oidio e peronospora e dare, di conseguenza, un’offerta di vino prodotto senza trattamento fitosanitario“.

Il costo della ricerca
. “Per realizzare questo progetto, che renderebbe la ricerca viticola italiana leader nel mondo, sono necessari circa 15 milioni di euro l’anno per almeno 5 anni“, ha detto Scienza. “A questo riguardo - ha aggiunto - si potrebbe creare una rete nazionale costituita come una fondazione onlus o una società ad hoc composta da organismi istituzionali del settore (per es. Consorzi di difesa), Regioni, produttori di vino e, per il finanziamento, potrebbe essere istituito un contributo di scopo di 2 centesimi di euro per ogni bottiglia di vino prodotta in Italia, una cifra insignificante per i produttori ma, nella logica dei grandi numeri, decisiva per lo sviluppo della ricerca viticola italiana. Si potrebbero poi valorizzare commercialmente i ritrovati della ricerca per ricavare un profitto dalle royalty derivanti dal brevetto delle varietà resistenti, da reinvestire in ulteriori ricerche, ad esempio per trovare dei rimedi alla flavescenza dorata“.
Il progetto illustrato da Scienza è di valenza nazionale e strategico per la ricerca vitivinicola italiana, è importante che se ne parli, perché dobbiamo riuscire a passare da un agroecosistema industriale ad un agroecosistema ecologico per salvaguardare l’ambiente e la salute di noi tutti”, ha commentato Renzo Bighignoli, medico-viticoltore, presidente di Cantina Valpolicella Negrar.

(Gaiares comunicazione)



vallata_marano_autunno_bassa_cantina-valpolicella-negrar“I viticoltori creano luoghi di valore, ma la biodiversità resta prioritaria per l’equilibrio ambientale e per il forte potere suggestivo che il paesaggio di un’area viticola evoca nel consumatore”. A dirlo, Diego Tomasi, direttore del Crea-Vit di Conegliano (Tv), al convegno “Il Valore della Ricerca” organizzato da Cantina Valpolicella Negrar.

I viticoltori? Dei paesaggisti, anche se inconsapevoli. Ed il vino, indagini alla mano, è percepito più di qualità se prodotto in un’area viticola pregevole anche dal punto di vista paesaggistico“. A dirlo, è stato Diego Tomasi, direttore del Crea-Vit di Conegliano (TV), relatore al convegno “Il Valore della Ricerca” organizzato lo scorso 30 ottobre da Cantina Valpolicella Negrar in occasione della premiazione della XVIII edizione del concorso “Vivi la Valpolicella”. Il concorso, sostenuto dalla Cantina insieme a Valpolicella Benaco Banca, è stato creato dall’associazione Vivi la Valpolicella con l’Accademia di Agricoltura Scienze e Lettere e la Federazione Italiana Dottori in Agraria e Forestali di Verona, con l’obiettivo di premiare il lavoro di giovani ricercatori svolto in ambito vitivinicolo ed economico.

bassasxzampin_borchia_zardini_boscaini_valenti_tommasi_bighignoli_accordiniI premiati. A vincere l’edizione 2014/15 del concorso sono stati: per l’area Viticoltura, Università di Verona, tesi di Dennis Borchia sul lavaggio delle uve, lavoro iniziato dal professor Roberto Ferrarini, scomparso prematuramente; per l’area Enologia, Università di Udine, tesi di Elio Boscaini sulla valutazione agronomica ed enologica di alcuni vitigni resistenti a peronospora e oidio nel Veronese; per l’area Economica, Università di Trento, tesi di Francesco Zardini sul paesaggio della Valpolicella e della Lessinia. Le tesi toccano temi d’attualità - la salubrità delle uve e dei vini, la salvaguardia del paesaggio, la riduzione degli  antiparassitari per difendere salute, ambiente e costi aziendali -, argomenti che sono stati ripresi nel corso del convegno, molto partecipato, che ha preceduto la premiazione.

Necessario conservare gli elementi identitari di un territorio
. L’intervento di Diego Tomasi verteva sul ruolo del vignaiolo nel determinare il paesaggio in cui vive. “Da tempi immemorabili - ha detto Tomasi - le popolazioni hanno reso produttivo il territorio, ma al viticoltore, più di altri, spetta il merito di aver saputo trasformare luoghi marginali in luoghi di valore, ricchi anche di opportunità economica. Oggi, la necessità di meccanizzare e rendere meno gravosa l’attività viticola, impone nuove scelte tecniche e costruttive che non devono però trasformare l’habitat e la sua morfologia, bensì accordare i caratteri strutturali del paesaggio con l’attività viticola. La biodiversità resta una priorità, in quanto, accanto al valore sugli equilibri generali tra vigneto e aree circostanti, una sua riduzione si riflette immediatamente sulla gradevolezza del paesaggio instaurando elementi di banalità e di omologazione. Anche grazie ad essa, il paesaggio viticolo è un bene culturale irriproducibile e non trasferibile: su di esso si basa l’immagine di un’area viticola e su di esso si imprime il ricordo più immediato del consumatore. Il paesaggio, infatti, genera emozione e porta con sé un messaggio e uno stato d’animo che si trasmette in modo inconscio fino alla qualità percepita del vino: paesaggio significa allora valore aggiunto al vino da sfruttare e valorizzare”. “Il paesaggio della Valpolicella  - ha concluso Tomasi - vanta molti primati da anni riconosciuti, ma proprio in un momento in cui l’attività viticola si fa più importate ed “aggressiva”, bisogna trovare i giusti elementi di compromesso e di guida per salvaguardare ed indirizzare l’attività viticola in un contesto ambientale nel quale il paesaggio non può essere dimenticato, anche perché bene comune e dal forte potere identitario”.

Una “Carta del vigneto” della Valpolicella. A proposito dell’integrazione tra vigneto e diversità del paesaggio, durante il convegno, Daniele Accordini ha lanciato la proposta di un tavolo partecipato da tutti i portatori d’interessi - produttori, amministratori, studiosi e ambientalisti -, per la stesura di una “Carta del Vigneto” della Valpolicella, i cui lavori, secondo il direttore generale ed enologo della cantina Cooperativa negrarese, potrebbero essere coordinati dal Consorzio di tutela. “Da qui a vent’anni potremmo avere un vigneto della Valpolicella completamente diverso, visto che ogni anno si rinnova per vecchiaia il 5-7% delle vigne, ed è fondamentale progettare, adesso e insieme, il paesaggio del territorio. Accanto all’olivo e al ciliegio, deve continuare ad esserci il vigneto, che supporta economicamente le altre due produzioni. Bisogna trovare i giusti elementi di compromesso e lavorare insieme”, ha aggiunto Accordini.  “Le istituzioni hanno sempre manifestato un grande interesse per il nostro territorio, basti ricordare che nel 1956 la commissione provinciale di Verona vincolò la Valpolicella alla legge ministeriale sulle protezione delle bellezze naturali“, ha detto Roberto Grison, sindaco di Negrar. Che ha aggiunto: “Nel tempo c’è stata qualche crepa, ma ora è necessario confrontarci e dialogare insieme per arrivare a regole condivise e tornare alla fusione dell’opera della natura con quella dell’uomo”. “‘E’ bene che si parli adesso di territorio, prima che siano compiuti errori irrimediabili”, ha detto Gianmaria Tommasi, presidente di Valpolicella Benaco Banca. Che ha anche annunciato l’organizzazione di un corso tra gennaio e febbraio 2016 rivolto ai produttori per far conoscere loro il patrimonio culturale del territorio”.

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daniele-accordini-direttore-cantina-valpolicella-negrarAlla vigilia di Anteprima Amarone 2011, Cantina Valpolicella Negrar solleva la questione. Daniele Accordini, direttore generale ed enologo della cantina Cooperativa afferma: “In annate difficili come il 2014, è giusto produrre Amarone pur di ottenere il Ripasso per soddisfare il mercato? Doveroso un momento di riflessione per i produttori della Valpolicella”.

Ci sarà anche Cantina Valpolicella Negrar tra le aziende vitivinicole presenti alla 12^ edizione di Anteprima Amarone (31 gennaio e 1 febbraio), organizzata a Verona al Palazzo della Gran Guardia dal Consorzio di Tutela Vini Valpolicella. La due giorni sarà un momento di celebrazione di un’annata, quella del 2011, rivelatasi qualitativamente straordinaria. Cosa che non si può dire, seppur con le dovute distinzioni, per la vendemmia 2014, difficoltosa in tutta Italia. E che, proprio per questo, ha messo in luce in Valpolicella una nuova situazione produttiva, che potrebbe mettere a rischio il buon nome dell’Amarone nel mondo.

Amarone, condannato ad essere prodotto? “E’ un dato di fatto: il successo della nostra denominazione converge sempre più sul Ripasso, vino figlio della Valpolicella e dell’Amarone, in grado di conquistare nuovi mercati grazie al suo appeal internazionale, fatto di eleganza e morbidezza, di potenza innata e di un ottimo rapporto qualità prezzo”, spiega Daniele Accordini, direttore generale di Cantina Valpolicella Negrar. Che aggiunge: “L’Amarone, seppure ottenuto dallo stesso vigneto, esprime valori diversi, di un carattere superiore, fatto di eccellenze enologiche e territoriali, nonché di esperienze tecnologiche  e tradizionali uniche. In questo contesto, di grande popolarità per il Ripasso e di posizioni mantenute per l’Amarone, arriva l’annata 2014, una delle più difficili per l’Italia e così pure per la Valpolicella, che ha dovuto ridurre la percentuale di uve destinate all’Amarone, riducendo, di conseguenza, la produzione di Ripasso. Ma, a questo punto è doveroso porsi qualche domanda: “E’ giusto o giustificato produrre Amarone in annate difficili pur di ottenere il Ripasso? Qual è la strada da percorrere per conservare e promuovere il successo del Ripasso senza compromettere il valore internazionale dell’Amarone, che va sicuramente difeso anche da possibili scelte che, magari, non guardano alla qualità dell’Annata e dei vini ottenibili?” “I produttori della Valpolicella, a questo punto - conclude Accordini - dovrebbero fermarsi per riflettere e trovare delle soluzioni condivise per conservare il successo dell’Amarone e consentire al Ripasso  di proseguire per la propria strada. Senza che l’uno danneggi l’altro”.

amarone_classico_-dv_cantina_valpolicella_negrar-bassaAmarone 2011. Protagonista dell’Anteprima a Verona, per Cantina Valpolicella Negrar sarà l’Amarone della Valpolicella Docg Classico Domini Veneti (ma sarà possibile assaggiare anche l’Amarone della Valpolicella Doc Classico Vigneti di Jago 2008). Ad anticipare ai visitatori cosa troveranno nel bicchiere è Daniele Accordini, anche enologo della cantina Cooperativa (230 soci, 700 ettari di vigneti in prevalenza nelle colline della Valpolicella Classica, oltre 34 milioni di euro di fatturato nel 2014). “Per la vallata di Negrar, il 2011 è stata un’annata eccezionale. Piogge regolari, ben distribuite, escursioni termiche elevate. Anche il periodo di appassimento è stato perfetto, con umidità relative molto basse ed ottima ventilazione. Fin da subito, l’Amarone 2011 ha dimostrato, quindi, un carattere imponente, carnoso, un colore rosso rubino inteso e note speziate in grande evidenza. Oggi, al termine dell’affinamento, presenta note di grande freschezza a dimostrazione della longevità attesa e una complessità aromatica riscontrabile solo nelle grandi annate (1988, 1997, 2000, 2007).  Al palato, si palesa con un tannino maturo ed elegante, adatto a grandi abbinamenti di selvaggina come alla discussione di fine pasto. L’Amarone 2011 lo ricorderemo a lungo come un vino di grande equilibrio, potenza e complessità“.

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