orchestramosaikaAlle 17, concerto a cura dell’orchestra Mosaika di Verona con repertori delle più diverse tradizioni musicali frammisti a letture; a seguire, degustazione in bottaia di vini Domìni Veneti e pietanze dai cinque Continenti. Per chi desidera, alle 16 tour guidato della cantina.

Dai ritmi musicali della Guinea Bissau alle melodie della Lapponia, dalla tradizione sefardita alle ballate dei Balcani, con brani di provenienza latino-americana, nuove composizioni e arrangiamenti originali: Domìni Veneti sceglie il linguaggio universale della musica per il primo Aperitivo d’Autore 2018 realizzato nell’ambito dei festeggiamenti per l’85° di Cantina Valpolicella Negrar. Patrocinato dall’assessorato alla Cultura del comune di Negrar e realizzato con il sostegno di Valpolicella Benaco Banca, il concerto si terrà sabato 10 febbraio alle ore 17 nella sala convegni Domìni Veneti (via Ca’ Salgari 2, Negrar).

Musica che si fa vita, viaggio, racconto. Il concerto dell’Orchestra Mosaika di Verona, diretto dai maestri Tommaso Castiglioni e Marco Pasetto, mette in scena un dialogo creativo fra repertori delle più diverse tradizioni musicali e si fonde con le letture di Rosanna Sfragara, curate insieme a Susanna Bissoli (associazione Armilla). “Promuovere e sostenere iniziative culturali che ci fanno incontrare altre realtà rappresenta per noi una speciale occasione di dialogo in una visione più ampia del nostro ruolo imprenditoriale e sociale, che crea cultura nella reciprocità“, spiega Renzo Bighignoli, presidente di Cantina Valpolicella Negrar. “Il tema che abbiamo scelto per gli Aperitivi d’Autore 2018 è il viaggio che si fa vita e racconto, saranno nel corso dell’anno quattro viaggi speciali per raccontare storie e condividere valori all’insegna delle arti, della ricerca, della sostenibilità e convivialità”, aggiunge Marina Valenti, responsabile relazioni esterne della cantina.

domini-veneti-bottaia-autoreLa tradizione vitivinicola in Valpolicella Classica in un tour guidato
. Per chi desidera, il concerto sarà preceduto alle ore 16 dalla visita guidata della cantina, che inizia dal fruttaio storico in cui sono esposte le antiche tecniche di appassimento delle uve per la produzione di Recioto e di Amarone, per passare al caveau delle Riserve, in cui è custodita la bottiglia del 1939 che riporta per la prima volta in Valpolicella nell’etichetta il nome Amarone Extra ed infine alla bottaia, in cui il grande rosso veronese matura nelle botti in rovere di Slavonia. Verso le ore 18.30, a conclusione del concerto, si potranno gustare in bottaia, in compagnia degli artisti, tre vini Domìni Veneti (Raudii bianco Igt 2016, Valpolicella Classico 2016, Valpolicella Superiore Verjago 2012) insieme a risotto all’Amarone e finger food misti e speziati con sapori dai cinque Continenti, a cura di Dal Corso e associazione Le Fate Onlus progetto “Ascoltare i Sapori” (ingresso 15 euro a persona comprensivo di visita guidata, concerto, aperitivo, necessaria prenotazione entro venerdì 9 febbraio ore 12, email: eventi@dominiveneti.it, telefono 345-8663048).

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Continua il lavoro di ricerca sul territorio di Cantina Valpolicella Negrar che, nel festeggiare gli 85 anni di attività, presenta tre nuovi cru Domìni Veneti prodotti nella vallata di Marano: l’Amarone, il Ripasso e il Valpolicella Superiore Pruviniano.

Cantina Valpolicella Negrar nel 2018 festeggia 85 anni di attività con una novità vinicola, la collezione Pruviniano, che mette in risalto ciò che la contraddistingue fin dagli albori, innovazione e consapevolezza che la propria forza sta in quello che potrebbe essere visto come un limite, la molteplicità dei soci, 230 per oltre 700 ettari di vigneti situati in gran parte nella zona collinare della Valpolicella Classica. Una caratteristica, quella di avere tanti piccoli produttori, che diviene un incredibile fattore distintivo quando si lavora per valorizzare la specificità del territorio e dei vigneti, come ha fatto la cantina in modo più sistematico dagli anni ‘80 del secolo scorso con il lancio della linea cru Domìni Veneti.

Le esplorazioni. Inizialmente la cantina ha indagato la vallata di Negrar, che ha dato i cru Vigneti di Jago (Amarone), Vigneti di Moron (Recioto), Vigneti di Torbe e La Casetta (Ripasso) e Verjago (Valpolicella Superiore); quindi, è passata a rintracciare le sfumature e i contrasti della Valpolicella Classica nel suo insieme attraverso le “Espressioni” di Amarone, fornite da cinque vigneti selezionati in diverse vallate. Ora, l’attenzione è stata spostata sulle specificità della vallata di Marano, rintracciabili nell’Amarone, nel Ripasso e nel Valpolicella Superiore Pruviniano, dall’antico nome della vallata, menzionata in documenti dell’VIII sec. e comprendente i bacini dei progni (torrenti) di Marano e Fumane. “Come altri toponimi legati alla presenza originaria di veterani e coloni romani, la val Provinianense deriva dal nome Provinius, Probinius-Probus“, spiega Gian Paolo Marchi, professore ordinario di letteratura italiana nell’Università di Verona (emerito dal 2012).

presidentecvn_renzobighignoli Il progetto Pruviniano nasce a Prognol, piccola frazione di Marano di Valpolicella, in cui la dal 2015 la cantina ha insediato un nuovo stabilimento di produzione. “E’ una vallata dal carattere che definirei femminile per la sue variegate condizioni geologiche, morfologiche e microclimatiche, che quest’anno ci hanno donato vini meno potenti ma più eleganti; femminile per la sua ricchezza d’acqua e per il maggior numero di testimonianze veronesi presenti dedicate alla dea Minerva. Un luogo che ancora oggi non ha perso la sua sacralità con la chiesetta dedicata alla madonna di S. Maria in Valverde“, racconta Renzo Bighignoli, presidente di Cantina Valpolicella Negrar.

direttoreenologocvndanieleaccordiniLa collezione Pruviniano. “Marano è un territorio di grande personalità, freddo e con terreni sciolti che occorre assecondare per poter leggere il variegato intreccio fra suoli, terreni e microclimi. Dà vini che continuano a stupirci, riescono ad avere nel contempo un colore molto tenue, ma anche di un rosso brillante, con un bouquet fine molto sottile, dove la nota di ciliegia molto evidente nel vino fresco si evolve, nel corso dell’affinamento, in piacevoli note speziate e di sottobosco. Sulla loro capacità di invecchiamento occorrerà attendere per poter dare un giudizio oggettivo, ma intanto le caratteristiche enologiche ed enochimiche lasciano intravedere che il tempo difficilmente riuscirà a scalfirne l’elevato potenziale“, commenta Daniele Accordini, enologo e dg di Cantina Valpolicella Negrar.

Le scelte a basso impatto ambientale. Cantina Valpolicella Negrar (oltre 38 milioni di euro di fatturato nel 2016/17, 59% export) applica in una sessantina di ettari il protocollo RRR (Riduci Risparmia Rispetta) promosso dal Consorzio di Tutela vini Valpolicella. Le etichette della collezione Pruviniano sono stampate su carta certificata FSC (Forest Stewardship Council), per cui la fibra proviene da foreste gestite in maniera sostenibile, e ha aderito al servizio RafCycle, che recupera gli scarti dell’etichettatura. Infine, le capsule delle bottiglie sono totalmente riciclabili come è riciclata la carta degli imballaggi.

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cantina-valpolicella-negrar-b-sx-daniele-accordini-dg-enologo-renzo-bighignoli-presidente“Un calo consistente del 20, forse anche del 25 per cento, in ogni caso più di quanto avevamo previsto all’inizio, quando si prefigurava del 10/15 per cento”. A metà  vendemmia negli oltre 700 ettari di vigneto coltivati da 230 soci, Daniele Accordini, dg ed enologo di Cantina Valpolicella Negrar, stima un calo importante delle rese. Calo che sarà probabilmente mitigato dalla pioggia di questi ultimi giorni, che ha fatto sospendere la raccolta delle uve per l’Amarone, per cui sono necessarie condizioni meteo ottimali, ma che stanno portando refrigerio in alcune aree della Valpolicella, facendo sì che i grappoli recuperino in parte la perdita di peso estiva. A differenza dall’andamento negativo nazionale, Accordini si dichiara comunque moderatamente positivo e pronostica qualitativamente un’annata buona per la Valpolicella Classica.

L’aspettativa è di avere vini Amarone di grande longevità. Oramai il 70/80 per cento delle uve della Valpolicella sono già state messe in appassimento con buoni valori in fatto di zuccheri e di sostanze polifenoliche. La vendemmia migliore sarà senza dubbio quella collinare, in cui nei mesi passati c’è stata maggiore piovosità e le temperature diurne e notturne sono state più basse, garantendo così un’ottima attività fotosintetica e maggiori escursioni termiche.

La gestione dell’appassimento ha determinato il successo della Valpolicella, ma ora è tempo di guardare alla gestione del vigneto. Aggiunge Accordini: “Sono tra coloro che ritengono i fenomeni di elevata temperatura ricorrenti nel tempo, basti pensare a quanto scriveva Michelangelo Mariani, autore de “Trento con il Sacro Concilio et altri notabili” (1673), che raccontava come nel ‘500 nella provincia trentina si raccogliessero le uve a fine luglio. Inoltre, paradossalmente, il maggior gradiente termico occorso in questi ultimi anni, consente alle nostre uve rosse tardive Corvina, Corvinone e Rondinella una maturazione più corretta. Ciò detto, dobbiamo prepararci ad affrontare stagioni sempre più calde. In Valpolicella abbiamo lavorato molto sullo studio delle tecniche di appassimento, garantendo  ogni anno un’ottima conservazione delle uve sino a gennaio, ma ora dobbiamo spostare la nostra attenzione sulla gestione del vigneto. Perché, compatibilmente con le condizioni meteo, che la fanno sempre da padrone, la viticoltura di qualità del futuro verrà fatta da chi adotterà le tecniche fornite dalla scienza. Ad esempio, occorrerà impiegare le selezioni di portainnesti resistenti alla siccità (Generazione M dell’Università di Milano), nonché i cloni più resistenti all’aridità e i sistemi di allevamento più protettivi, bisognerà ripensare agli inerbimenti e adottare le giuste pratiche di sfogliatura, ma soprattutto, sarà necessario dotare i fondi agricoli di acqua, elemento oggi imprescindibile per ottenere la qualità”.

soci-cantina-valpolicella-negrar-b-apertura-vendemmia-2017A proposito di appassimento
.”Qualità che, ancora una volta, non può che essere frutto di ciò che noi intendiamo per terroir: territorio, vite e lavoro dell’uomo“, aggiunge Renzo Bighignoli, presidente di Cantina Valpolicella Negrar, che ha da poco inaugurato con i soci lo spazio di 2.700 metri quadrati destinato in futuro a magazzino, oggi usato per l’appassimento, in attesa di un nuovo fruttaio che sarà creato nell’ambito della riqualificazione della cantina. Ricordiamo che la cantina gestisce in media ogni anno l’appassimento naturale assistito di 3 milioni di chili di uve, raccolte e selezionate a mano, di varietà destinate alla produzione di Amarone e Recioto.

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daniele-accordiniE’ tra le prime cantine - cooperative e non - del territorio ad avviare lo shop on line

Se c’è una dote che non difetta a Cantina Valpolicella Negrar è la costante capacità d’innovare. Negli anni ‘30 del secolo scorso, chi la fondò ebbe l’ambizione di arrivare direttamente al consumatore con il prodotto imbottigliato, cinquant’anni prima di tutte le altre cantine cooperative in Veneto. Oggi, è tra le prime cantine - cooperative e non - della Valpolicella ad avviare un servizio eCommerce, in questo caso per la linea di vini top Domìni Veneti (www.dominiveneti.it), con l’obiettivo di intercettare direttamente quel pubblico eterogeneo -  appassionati di tecnologia, nativi digitali, utenti social, collezionisti, gourmand - che ama comprare vino on line. Un pubblico sempre più numeroso anche in Italia, visto che, nell’ambito del commercio elettronico, il comparto cibo e generi alimentari è segnalato nel 2016 tra i settori emergenti (+30%, dati Osservatorio eCommerce B2C del Politecnico di Milano, ottobre 2016).

Web wine shopper disposti a pagare la qualità a prezzi superiori rispetto al consumatore tradizionale. “Pur consapevoli che non potremo essere profittevoli da subito, siamo determinati a giocare un ruolo di primo piano nella vendita on line, opportunità commerciale che riteniamo avrà sempre più importanza nel mercato del vino. Indagini di settore, infatti, rivelano il desiderio del consumatore privato di acquistare direttamente dal produttore e con le comodità di servizio offerte dall’eCommerce anche a prezzi superiori a quelli del mercato tradizionale“, commenta il direttore ed enologo Daniele Accordini.

Una cantina sempre più social(e). L’ultimo scorcio del 2016, dunque, vede Cantina Valpolicella Negrar inaugurare il nuovo sito www.dominiveneti.it con relativo shop on line, destinato al mercato italiano. Il sito è dedicato alla linea che identifica la produzione di vini pregiati, frutto di un incessante progetto viticolo-enologico, per la maggior parte cru, con marchio di denominazione di origine. “Coinvolgeremo il pubblico attraverso una maggiore attività sui social media e l’aggiornamento costante di un blog che consenta di avvicinare il consumatore al nostro mondo“, spiega la responsabile marketing Natascia Lorenzi, che ha seguito la progettualità della nuova iniziativa di vendita.

Il nome Domìni Veneti fa riferimento ai territori appartenenti alla Repubblica di Venezia nel ‘500, di cui la Valpolicella era parte integrante. Si tratta di una produzione ricercata ed esclusiva, che contempla i vini del territorio, da quelli frutto della millenaria tecnica dell’appassimento, il Recioto e l’Amarone, il cui nome è stato coniato nella bottaia di Cantina Valpolicella Negrar nel 1936, al Ripasso, al Valpolicella Classico, fino a comprendere i vini di altre zone veronesi Doc, come il Lugana, il Bardolino, il Custoza e il Soave.

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img_20151030_205256Al convegno “Il Valore della Ricerca” organizzato da Cantina Valpolicella Negrar, il professor Attilio Scienza parla della possibilità di rendere le viti resistenti alle malattie grazie alla cisgenetica, che renderebbe non necessari i trattamenti fitosanitari. Ma servono finanziamenti.

Il valore della ricerca, da intendersi sia nel significato più alto dell’innovazione scientifica, che in quello più prosaico dei costi per sostenerla, è stato l’argomento  principe del convegno organizzato lo scorso 30 ottobre da Cantina Valpolicella Negrar (www.cantinanegrar.it) nell’ambito del Premio Tesi di laurea “Vivi la Valpolicella”, e a cui ha partecipato, tra gli altri, Attilio Scienza, professore ordinario all’Università degli Studi di Milano.

Ostacoli che sembrano insormontabili, aggirati dal pensare differente. In particolare, Scienza ha parlato della necessità di un cambio di paradigma nella ricerca della viticoltura italiana, perché solo grazie ad un nuovo modo di pensare arrivano le grandi innovazioni scientifiche. Un esempio di questo approccio viene offerto dalla ripresa in viticoltura di una tecnica della medicina umana, la correzione del genoma (genome editing). In particolare, Scienza ha riportato l’esempio di uno studio condotto, con successo, da un’équipe di ricercatori australiani sul genoma umano con lo scopo di correggere l’alterazione genetica che causa la distruzione dei globuli rossi nell’anemia falciforme. “Ebbene - ha riferito Scienza - la tecnica di correzione del genoma può essere trasferita alla vite europea che, per la propria storia evolutiva, non ha potuto sviluppare geni antifungini. Attraverso la correzione del genoma, che va annoverata tra le nuove tecniche di allevamento delle piante (new breeding technology) si opera sui geni di suscettibilità, la cui presenza è necessaria affinché si manifesti una malattia. L’inattivazione di questi geni porta ad un pianta resistente. L’esempio più noto è quello dei geni MildewResistancelocus O (Mlo), la cui inattivazione conferisce resistenza all’oidio alla vite. L’intervento è quindi comparabile ad una mutazione naturale, sull’esempio di quelle che fanno comparire improvvisamente su una vite che produce grappoli colorati, dei grappoli bianchi (Pinot nero>Pinot bianco). La tecnica non consiste nella transgenesi, ossia il trasferimento di geni estranei alla specie bensì nella cisgenesi, vale a dire la modifica di alcune basi di geni presenti nella stessa specie. E’ quindi possibile far diventare i nostri vitigni italici resistenti a oidio e peronospora e dare, di conseguenza, un’offerta di vino prodotto senza trattamento fitosanitario“.

Il costo della ricerca
. “Per realizzare questo progetto, che renderebbe la ricerca viticola italiana leader nel mondo, sono necessari circa 15 milioni di euro l’anno per almeno 5 anni“, ha detto Scienza. “A questo riguardo - ha aggiunto - si potrebbe creare una rete nazionale costituita come una fondazione onlus o una società ad hoc composta da organismi istituzionali del settore (per es. Consorzi di difesa), Regioni, produttori di vino e, per il finanziamento, potrebbe essere istituito un contributo di scopo di 2 centesimi di euro per ogni bottiglia di vino prodotta in Italia, una cifra insignificante per i produttori ma, nella logica dei grandi numeri, decisiva per lo sviluppo della ricerca viticola italiana. Si potrebbero poi valorizzare commercialmente i ritrovati della ricerca per ricavare un profitto dalle royalty derivanti dal brevetto delle varietà resistenti, da reinvestire in ulteriori ricerche, ad esempio per trovare dei rimedi alla flavescenza dorata“.
Il progetto illustrato da Scienza è di valenza nazionale e strategico per la ricerca vitivinicola italiana, è importante che se ne parli, perché dobbiamo riuscire a passare da un agroecosistema industriale ad un agroecosistema ecologico per salvaguardare l’ambiente e la salute di noi tutti”, ha commentato Renzo Bighignoli, medico-viticoltore, presidente di Cantina Valpolicella Negrar.

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vallata_marano_autunno_bassa_cantina-valpolicella-negrar“I viticoltori creano luoghi di valore, ma la biodiversità resta prioritaria per l’equilibrio ambientale e per il forte potere suggestivo che il paesaggio di un’area viticola evoca nel consumatore”. A dirlo, Diego Tomasi, direttore del Crea-Vit di Conegliano (Tv), al convegno “Il Valore della Ricerca” organizzato da Cantina Valpolicella Negrar.

I viticoltori? Dei paesaggisti, anche se inconsapevoli. Ed il vino, indagini alla mano, è percepito più di qualità se prodotto in un’area viticola pregevole anche dal punto di vista paesaggistico“. A dirlo, è stato Diego Tomasi, direttore del Crea-Vit di Conegliano (TV), relatore al convegno “Il Valore della Ricerca” organizzato lo scorso 30 ottobre da Cantina Valpolicella Negrar in occasione della premiazione della XVIII edizione del concorso “Vivi la Valpolicella”. Il concorso, sostenuto dalla Cantina insieme a Valpolicella Benaco Banca, è stato creato dall’associazione Vivi la Valpolicella con l’Accademia di Agricoltura Scienze e Lettere e la Federazione Italiana Dottori in Agraria e Forestali di Verona, con l’obiettivo di premiare il lavoro di giovani ricercatori svolto in ambito vitivinicolo ed economico.

bassasxzampin_borchia_zardini_boscaini_valenti_tommasi_bighignoli_accordiniI premiati. A vincere l’edizione 2014/15 del concorso sono stati: per l’area Viticoltura, Università di Verona, tesi di Dennis Borchia sul lavaggio delle uve, lavoro iniziato dal professor Roberto Ferrarini, scomparso prematuramente; per l’area Enologia, Università di Udine, tesi di Elio Boscaini sulla valutazione agronomica ed enologica di alcuni vitigni resistenti a peronospora e oidio nel Veronese; per l’area Economica, Università di Trento, tesi di Francesco Zardini sul paesaggio della Valpolicella e della Lessinia. Le tesi toccano temi d’attualità - la salubrità delle uve e dei vini, la salvaguardia del paesaggio, la riduzione degli  antiparassitari per difendere salute, ambiente e costi aziendali -, argomenti che sono stati ripresi nel corso del convegno, molto partecipato, che ha preceduto la premiazione.

Necessario conservare gli elementi identitari di un territorio
. L’intervento di Diego Tomasi verteva sul ruolo del vignaiolo nel determinare il paesaggio in cui vive. “Da tempi immemorabili - ha detto Tomasi - le popolazioni hanno reso produttivo il territorio, ma al viticoltore, più di altri, spetta il merito di aver saputo trasformare luoghi marginali in luoghi di valore, ricchi anche di opportunità economica. Oggi, la necessità di meccanizzare e rendere meno gravosa l’attività viticola, impone nuove scelte tecniche e costruttive che non devono però trasformare l’habitat e la sua morfologia, bensì accordare i caratteri strutturali del paesaggio con l’attività viticola. La biodiversità resta una priorità, in quanto, accanto al valore sugli equilibri generali tra vigneto e aree circostanti, una sua riduzione si riflette immediatamente sulla gradevolezza del paesaggio instaurando elementi di banalità e di omologazione. Anche grazie ad essa, il paesaggio viticolo è un bene culturale irriproducibile e non trasferibile: su di esso si basa l’immagine di un’area viticola e su di esso si imprime il ricordo più immediato del consumatore. Il paesaggio, infatti, genera emozione e porta con sé un messaggio e uno stato d’animo che si trasmette in modo inconscio fino alla qualità percepita del vino: paesaggio significa allora valore aggiunto al vino da sfruttare e valorizzare”. “Il paesaggio della Valpolicella  - ha concluso Tomasi - vanta molti primati da anni riconosciuti, ma proprio in un momento in cui l’attività viticola si fa più importate ed “aggressiva”, bisogna trovare i giusti elementi di compromesso e di guida per salvaguardare ed indirizzare l’attività viticola in un contesto ambientale nel quale il paesaggio non può essere dimenticato, anche perché bene comune e dal forte potere identitario”.

Una “Carta del vigneto” della Valpolicella. A proposito dell’integrazione tra vigneto e diversità del paesaggio, durante il convegno, Daniele Accordini ha lanciato la proposta di un tavolo partecipato da tutti i portatori d’interessi - produttori, amministratori, studiosi e ambientalisti -, per la stesura di una “Carta del Vigneto” della Valpolicella, i cui lavori, secondo il direttore generale ed enologo della cantina Cooperativa negrarese, potrebbero essere coordinati dal Consorzio di tutela. “Da qui a vent’anni potremmo avere un vigneto della Valpolicella completamente diverso, visto che ogni anno si rinnova per vecchiaia il 5-7% delle vigne, ed è fondamentale progettare, adesso e insieme, il paesaggio del territorio. Accanto all’olivo e al ciliegio, deve continuare ad esserci il vigneto, che supporta economicamente le altre due produzioni. Bisogna trovare i giusti elementi di compromesso e lavorare insieme”, ha aggiunto Accordini.  “Le istituzioni hanno sempre manifestato un grande interesse per il nostro territorio, basti ricordare che nel 1956 la commissione provinciale di Verona vincolò la Valpolicella alla legge ministeriale sulle protezione delle bellezze naturali“, ha detto Roberto Grison, sindaco di Negrar. Che ha aggiunto: “Nel tempo c’è stata qualche crepa, ma ora è necessario confrontarci e dialogare insieme per arrivare a regole condivise e tornare alla fusione dell’opera della natura con quella dell’uomo”. “‘E’ bene che si parli adesso di territorio, prima che siano compiuti errori irrimediabili”, ha detto Gianmaria Tommasi, presidente di Valpolicella Benaco Banca. Che ha anche annunciato l’organizzazione di un corso tra gennaio e febbraio 2016 rivolto ai produttori per far conoscere loro il patrimonio culturale del territorio”.

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serata-effetti-fitofarmaci-sulla-salute-bassa-viticoltura-sostenibile-cantina-negrar-terra-vivaEffetti fitofarmaci sulla salute, studi clinici provano danni biologici ed effetti cancerogeni. Se ne è parlato all’incontro organizzato da Cantina Valpolicella Negrar e Terra Viva Verona nell’ambito di “Una viticoltura più attenta e rispettosa dell’ambiente”.

“Quando le api scompariranno resterà un tempo limitato alla vita dell’uomo“, è con questa frase di monito, attributa al Albert Einstein, che Roberto Magarotto, oncologo all’Ospedale di Negrar, ha concluso il suo intervento “Effetti dei fitofarmaci sulla salute” tenutosi lo scorso 3 marzo nell’ambito di “Una viticoltura più attenta e rispettosa dell’ambiente“, ciclo di incontri organizzato da Cantina Valpolicella Negrar insieme a Terra Viva Verona, fruibile ora anche in diretta web (http://www.ustream.tv/channel/biologico).

Danni biologici. A fine serata, fra gli oltre 200 partecipanti riuniti nella sala convegni della cantina Cooperativa la preoccupazione era palpabile; e non solo perché le api di questi tempi non se la passano bene, decimate anche da alcuni pesticidi, messi al bando nel 2013 dall’Unione europea; ma soprattutto perché studi clinici italiani e internazionali hanno dimostrato che i pesticidi provocano nell’uomo danni all’apparato respiratorio (specie negli asmatici), disfunzioni ormonali (diminuzione fertilità, ipotiroidismo), danni neurologici (in Francia il Parkinson è riconosciuto malattia professionale agli agricoltori che fanno uso regolare di pesticidi) ed effetti cancerogeni (tra gli studi in corso, anche uno condotto da ricercatori italiani e svedesi sulla correlazione fra tumori della prostata ed esposizione ai pesticidi agricoli).

Il cancro in Veneto: Verona e Treviso tristemente in testa. Magarotto ha evidenziato numerosi studi, facendo emergere un triste primato fra due territori veneti importanti per la viticoltura come quello veronese e trevigiano: rispetto alla media del Nord Italia, in provincia di Verona, nei maschi c’è una maggiore incidenza di tumori della prostata (114 contro 110 ) e dell’encefalo (10 contro 8.6) mentre nelle donne risulta una percentuale nettamente più alta di tumori dell’utero (25 contro 18); in provincia di Treviso, sempre rispetto al Nord Italia, nei maschi c’è una maggiore incidenza di tumore del pancreas (17.2 contro 13.8), della prostata (113 contro 110) e dell’encefalo (10.6 contro 8.6) mente nelle donne si conferma una percentuale più alta di tumori dell’utero (24.6 contro 18). Magarotto ha quindi sottolineato come, nell’ambito del tumore prostatico, mettendo in fila l’incidenza standardizzata per 100 mila abitanti di tutte le province venete, Verona (114) e Treviso (113) non solo superano la media del Nord Italia (110) ma sono ampiamente  sopra le  soglie della altre province (Belluno e Venezia 105, Padova 102, Vicenza 100 e Rovigo 87). “Con ciò - ha commentato Magarotto - non possiamo dire con certezza che l’aumento dei tumori della prostata nel veronese sia causato dai pesticidi perché vi sono molte variabili (alimentazione, stile di vita, ereditarietà) e gli studi fatti sono ancora insufficienti ma in ogni caso, con davanti l’esempio della Svezia, che dal 1970 ha messo al bando diversi pesticidi vedendo un netto calo dei linfomi, possiamo mettere in atto delle strategie di difesa contro l’impatto dei fitofarmaci sulla nostra salute. Per noi e per le generazioni future, è vitale riuscire a passare da un agroecosistema industriale, fondato sull’abuso di sostanze chimiche, ad un agroecosistema ecologico“.

Una nuova alleanza fra medici dell’ambiente e agronomi per la salute.  “Tra queste - hanno ricordato l’oncologo Magarotto e Claudio Oliboni, tecnico di campagna di Cantina Valpolicella Negrar, altro relatore della serata, figurano la massima protezione durante le irrorazioni con l’impiego degli appositi dispositivi di protezione (indumenti, guanti e casco), la corretta diffusione dei fitosanitari (eliminando quelli più pericolosi, prestando attenzione alle condizioni meteo e all’effettiva consistenza dell’avversità da controllare) e l‘adozione di meccanismi anti-deriva, l’impiego delle buone tecniche agronomiche in grado di preservare la biodiversità del territorio e di rafforzare così le piante, ed infine l’immediata adozione della lotta integrata e sostenibile per combattere le malattie della vite, prevista anche dalle direttive europee e dal nuovo Piano Agricolo Nazionale.

Recchia: “E’ tempo di assumersi la responsabilità di cambiare”
. “Parlare di salute e, in particolare, di rischio tumori, malattia con la quale quasi ogni famiglia deve fare i conti nella propria vita è impegnativo - ha affermato Carlo Alberto Recchia, presidente di Cantina Valpolicella Negrar, presente alla serata  -, ma confido che, anche attraverso questi incontri, organizzati con grande sensibilità e vitalità dal Gruppo Soci della cantina Cooperativa e dall’associazione Terra Viva, si possa migliorare a partire da una maggior consapevolezza di ciò che si può e che si deve fare; la distinzione fra queste due possibilità è sottile, ma dobbiamo impegnarci e assumerci la responsabilità di cambiare”.

(Gaiares comunicazione)