dsc_6843Per S. Maria Maddalena (22 luglio),  appena elevata a grado di festa da Papa Francesco, due frazioni del territorio della Strada del Vino Soave si animano di iniziative e offerte culinarie

Provare per credere, nei piccoli paesini, le sagre patronali riservano sempre gradite sorprese, sia per quanto riguarda le specialità gastronomiche offerte che per gli intrattenimenti organizzati. Ad esempio, nel territorio della Strada del vino Soave, a luglio si tengono due sagre di antica tradizione dedicate a Santa Maria Maddalena (22 luglio): la prima avviene nella frazione di Castelcerino di Soave (21-25 luglio), paesino arroccato in collina da cui si gode una magnifica vista sul borgo medievale e la seconda nella frazione di Terrossa di Roncà (22-26 luglio), località che si adagia in val d’Alpone, terra ricca di fossili e musei di importanza mondiale a loro dedicati (maggiori info www.stradadelvinosoave.com). Se a Castelcerino l’evento sportivo che catalizza l’attenzione è il giro in mountain bike sotto le stelle, a Terrossa tiene banco l’Antico Palio dei Mussi. Il filo rosso che accomuna le due sagre è naturalmente l’enogastronomia, dal vino Soave ai piatti tipici preparati in gran profusione.

img-20160719-wa0002Sagra a Castelcerino di Soave: rampichino in notturna per i più preparati, baccalà, lepre e bogoni preparati per tutti!All’inizio, sei anni fa, eravamo in 20 amici, nel 2015 siamo arrivati a contare più di ottanta partecipanti e questo grazie al passaparola, sull’onda del fascino dei panorami che si godono dalle nostre colline, anche con il crepuscolo” afferma entusiasta Andrea Aldegheri, appassionato ciclista promotore della “bicicletada soto le stele“, evento in cartellone alla sagra in programma venerdì 22 luglio sera, arrivata quest’anno alla sesta edizione (foto a destra di Alberto Aldegheri). Il tour in notturna è destinato a chi ha dimestichezza e pratica con il rampichino, in quanto l’itinerario si snoda per circa 17 chilometri tra andata e ritorno nelle colline del Soave - dichiarate di recente paesaggio storico rurale - dunque un percorso in saliscendi (dislivello massimo 600 metri), per lo più su sterrato. Per chi se la sente, è un’esperienza molto suggestiva e, peraltro, completamente gratuita: si parte, senza deroghe, alle 20.15 da Castelcerino, fino ad arrivare a Campiano, frazione di Cazzano di Tramigna, dove si fa una piacevole sosta di ristoro, e poi si ritorna alla base, arrivo previsto alle ore 22. Una volta arrivati, i ciclisti partecipanti al tour notturno potranno rifocillarsi alla sagra, organizzata dal Comitato Festeggiamenti Castelcerino, e gustarne le specialità al prezzo speciale di 10 euro a persona (per iscriversi, si può chiamare Alberto al numero 392-7884246). Specialità che tutti, anche i non sportivi, potranno assaggiare: tra i piatti più richiesti in sagra c’è la polenta servita con i bogoni (chiocciole), oppure con il baccalà alla vicentina o con la lepre.

palio-mussi-terrossa-ronca-strada-vino-soaveSagra di Terrossa di Roncà, la novità  è il “pignato del ventennale”, ossia lo speciale bicchiere da cui si degustano i vini del territorio. Tanti sono gli anni, infatti, in cui, alla sagra di Santa Maria Maddalena, è stata affiancata la rievocazione dell’Antico Palio dei Mussi (www.anticopaliodeimussi.it), che si tiene a fianco della chiesa parrocchiale domenica 24 luglio alle ore 19, con la corsa su sterrato di 13 asinelli, uno per ogni contrada del paese. Tra i momenti clou della sagra c’è la serata enogastronomica “Veci magnari, veci mestieri e vin bon organizzata sabato 23 luglio (da ore 20.00, via Piazza) in collaborazione con Strada del vino Soave, Strada del vino Lessini Durello e i due rispettivi Consorzi di tutela, e che vede una decina di carri-osteria servire i piatti della tradizione contadina veneta, tra cui polenta ai ferri con sopressa veronese, gnocchi al formaggio della Lessinia, zuppa di pane casereccio (pamojo), bigoli, polenta con i bogoni e baccalà. Vivere il territorio. Tra una sagra e l’altra, si può programmare una visita in cantina - ce ne sono anche a Castelcerino e a Roncà - oppure in frantoio o in caseificio. Per il soggiorno, la Strada annovera tra i soci diversi B&B, agriturismi ed hotel, prezzi a partire da 40 euro per la singola e 70 euro per la doppia, sempre con prima colazione. Maggiori info: Strada del vino Soave, tel. 045-7681407 www.stradadelvinosoave.com

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dsc_0356_prop2Ma quale inglese, russo o cinese! A dispetto dell’effettiva importanza d’uso della lingua, ben 60 persone nel veronese, per lo più giovani, la scorsa Primavera hanno scelto di frequentare un corso di cimbro, antica parlata tedesca oggi a rischio estinzione, ma un tempo comune in alcune vallate montane di Trentino e Veneto, in cui nel Medioevo si insediarono i Cimbri, popolo originario dalla Baviera o dal Tirolo dedito alla sivilcoltura. Il perché del successo del corso linguistico è presto detto. “Le persone sono sempre più desiderose di scoprire le proprie origini, ed un modo per farlo è imparare l’idioma degli avi“, racconta Vito Massalongo, presidente del Museo Cimbro-Centro di Cultura Cimbra di Giazza, ultimo paese della Lessinia Veronese dove ancora si parla cimbro ed in cui rivivono gli antichi riti, come quello della festa del fuoco per il solstizio d’estate, che richiama folle da ogni dove. Della lingua, come della storia e delle tradizioni cimbre, Massalongo ne parlerà venerdì 22 luglio, in qualità di ospite d’eccezione a “Raudii, da una battaglia a un’etichetta“, tributo culturale-enogastronomico alla storia Cimbra Veronese, che si terrà a Negrar (VR) a partire dalle ore 20 nell’Enoteca Domìni Veneti di Cantina Valpolicella Negrar, gestita da Maria Cristina Giacopuzzi, Elena Righetti e Luca Cappelletti.

Molto importante il legame che i viticoltori della Valpolicella hanno con i monti Lessini, che proteggono a Nord la valle dai rigori invernali, influenzando, insieme al lago di Garda, la produzione vinicola. Alla Lessinia, e alle sopravvivenze culturali cimbre che hanno contribuito a formare le tradizioni delle genti della montagna veronese, Cantina Valpolicella Negrar ha dedicato un’etichetta Domìni Veneti, il top della produzione, scelta per due blend Igt, il Raudii bianco e rosso, che riportano nell’effige un simbolo dell’arte orafa cimbra, anche se il nome Raudii sembra rimandare a una grande battaglia combattuta, e persa, dai Cimbri danesi nel 101 a.C. contro le legioni romane del console Caio Mario.

La storia Cimbra Veronese raccontata tra le botti. Nonostante il nome rimandi ad aspre contese, i due Igt, che saranno degustati e raccontati nel corso della serata, hanno sentori tutt’altro che rudi, anzi, sono entrambi morbidi e rotondi. Prodotti nelle colline della Pedemontana veronese, il Raudii Corvina Merlot ha tannini che si fondono con la tessitura del vino ed un finale lungo, disposto su toni speziati, mente il Raudii Garganega Chardonnay ha sentori di frutta esotica e note leggermente dolci. Ad accompagnare la degustazione itinerante tra i luoghi più rappresentativi della cantina, ci saranno i formaggi Cimbri di varia stagionatura ed affinamento firmati Corrado Benedetti, che, da oltre cinquant’anni, delizia i suoi estimatori con specialità artigianali prodotte in Lessinia. Ad accentuare i toni gourmet della serata, ci sarà la degustazione di altre due etichette Domìni Veneti, il Valpolicella Doc Classico Superiore Verjago, un “super Valpolicella” prodotto in micro aree collinari di Negrar con uve fatte appassire per 40 giorni, vinificate e affinate per oltre un anno in grandi botti di rovere e per altri tre mesi in bottiglia, abbinato al risotto ai formaggi Benedetti ed il passito bianco Igt Veneto Costacalda, dal nome del versante di una zona collinare veronese particolarmente vocata alla coltura di uve ricche adatte alla produzione di vini bianchi passiti, in questo caso servito con la sbrisolona, dolce secco tipico veneto. Quota di partecipazione serata 25,00 euro a persona, solo su prenotazione, enotecanegrar@cantinanegrar.it tel. 045.7502121.

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A Padova, i c5xmille-300x300hirurghi vascolari tagliano le proprie spese congressuali a favore del volontariato

E’ un esempio di buona sanità - nel senso più ampio del termine - quello messo in atto dal Vip (Vascular International Padova) Congress, ovvero il congresso mondiale che ha riunito nella città veneta i migliori chirurghi vascolari al mondo. Perché, oltre ai buoni risultati ottenuti dal confronto tra circa 200 chirurghi provenienti da 32 Paesi, orientati sempre più verso soluzioni meno invasive per risolvere nei pazienti le problematiche del trattamento delle malattie delle arterie e dell’aneurisma dell’aorta addominale e dell’aorta toracica, gli organizzatori dell’incontro si sono impegnati in un’azione benefica, riservando una parte del proprio budget congressuale a favore dell’associazione “Arrivano i nostri“, che opera per il miglioramento della vita dei bambini ricoverati nel reparto di Oncoematologia della Clinica Pediatrica di Padova.

Lotta agli sprechi. “La nostra non è un’iniziativa dell’ultima ora, ma che ci accompagna fin dalla prima edizione del Vip Congress, avvenuta nel 2012, quando abbiamo deciso di donare la somma a Suor Lia, responsabile delle cucine popolari di Padova, e nel 2014 all’associazione “L’isola che c’è“, che opera a favore dell’hospice pediatrico di Padova. “La somma devoluta è ottenuta da risparmi che operiamo sulle spese congressuali, ad esempio, utilizzando per ogni congressista voli in economy, limitando i soggiorni allo stretto necessario e abolendo ogni spesa superflua”,  racconta il promotore del congresso, Franco Grego, professore ordinario di Chirurgia Vascolare dell’Università di Padova nonché direttore della Clinica di Chirurgia Vascolare ed Endovascolare, che guarda già alla prossima edizione del Vip Congress, che si svolgerà nel 2018 e che avrà come focus l’incontro con i chirurghi vascolari di Africa e Oceania.

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proffranco_gregoSe ne parla dal 16 al 18 giugno 2016 a Vip Congress, che riunisce a Padova il “gotha” mondiale della chirurgia vascolare ed endovascolare

L’acronimo Vip sta per Vascular International Padova, ma potrebbe essere usato anche nell’accezione più comune che definisce personaggi importanti. Perché quello che si svolgerà a Padova dal 16 al 18 giugno 2016, nel centro Altinate San Gaetano, è il congresso mondiale che riunisce ogni due anni nella città veneta una sorta di “club” dei chirurghi vascolari più importanti al mondo. A rendere possibile il prestigioso incontro, che vedrà la partecipazione di circa 200 chirurghi provenienti da 32 Paesi, è stato Franco Grego, professore ordinario di Chirurgia Vascolare dell’Università di Padova nonché direttore della Clinica di Chirurgia Vascolare ed Endovascolare, centro di eccellenza veneto e italiano per la diagnosi e la cura delle malattie delle arterie.

Dopo il Nord e il Sud America, focus sull’Asia
. Grego, 58 anni, bolzanino di nascita ma padovano d’adozione fin dai tempi dell’università, quando incontrò il professor Giovanni Deriu, suo maestro e fondatore della chirurgia vascolare a Padova - che presiederà insieme a lui i lavori congressuali -, ha dato vita al progetto Vip Congress nel 2012. “Fin da subito, il nostro obiettivo è stato quello di riportare al centro dei lavori l’attività scientifica, oggi troppo spesso messa all’angolo da aspetti più prettamente commerciali, portando i migliori chirurghi vascolari europei ad incontrare, in un clima di amicizia e confronto, quelli degli altri continenti in modo da creare un gruppo di “opinion leader” in questo settore”, spiega Grego. Dopo aver dedicato il primo Vip Congress all’incontro dei chirurghi vascolari dell‘America Latina e, nel 2014, a quelli del Nord America, quest’anno sarà la volta dei chirurghi asiatici, in arrivo da Corea del Sud, Filippine, Nepal, Taiwan e naturalmente Cina. “Un po’ per la lingua, un po’ per ragioni politiche interne, non abbiamo mai avuto modo di avere una corretta informazione su come operano i cinesi, ma da un nostro primo viaggio in Cina ci siamo resi conto che non c’è divario tecnico e che, anzi, visto il numero della loro popolazione, i colleghi cinesi possono vantare un numero molto consistente di casistiche utili al confronto”, spiega Grego.

Una patologia temibile ma sempre più curabile in modo poco invasivo. Nella tre giorni congressuale si metteranno a fuoco problematiche e soluzioni del trattamento dell’aneurisma dell’aorta addominale e dell’aorta toracica. L’aneurisma è una dilatazione permanente dell’arteria (es. aorta, carotide, ecc.). Quando l’aneurisma progredisce, nel 95 per cento dei casi a causa dell’aterosclerosi, che si manifesta tipicamente nell’età adulta e avanzata, si può arrivare alla rottura dell’arteria e, di conseguenza, all’insorgere di un’emorragia che mette a repentaglio la vita. L’obiettivo, quindi, è di prevenire la rottura dell’aneurisma, attraverso semplici esami clinici e strumentali e l’adozione di uno stile di vita più sano (niente fumo, regime alimentare controllato e più movimento). “Abbiamo registrato un abbassamento dell’età dei malati - osserva Grego - sia perché si vive più a lungo sia perché i “baby boomer”, ossia la generazione tra 52/71 anni, figlia del boom economico, è stata poco abituata alla prevenzione. La buona notizia è che sempre più pazienti - almeno il 50/60 per cento delle persone colpite da aneurisma dell’aorta - oggi possono essere operati con metodiche poco invasive, che consentono di ridurre in maniera importante i rischi operatori e i tempi di degenza”. Il “segreto” sta nella tecnica chirurgica endovascolare, nata vent’anni fa, dunque piuttosto di recente, e a cui la Clinica padovana ha contribuito a dare il più rapido sviluppo in Veneto e in Italia. “Mentre la tecnica chirurgica classica cura l’arteria ammalata, quella endovascolare ne previene la rottura attraverso l’inserimento di un’endoprotesi. L’orientamento futuro va verso un ulteriore miglioramento di questi aspetti tecnologici. II consiglio che mi sento di dare, comunque, è quello di affidarsi a centri che applicano entrambe le metodiche, la tecnica chirurgica tradizionale e quella endovascolare, in modo da ricevere la cura più adatta al proprio caso”, conclude Grego.

Il chi è della Clinica. Con 1.100 interventi all’anno di sola chirurgia arteriosa ricostruttiva, la Clinica di Chirurgia Vascolare ed Endovascolare di Padova è oggi il reparto a più alto volume assistenziale della Regione Veneto in fatto di chirurgia vascolare ed endovascolare. E’ inoltre hub regionale per la patologia vascolare ed è tra le prime 4 strutture in Italia per volume e risultati. Sede dell’unica scuola di specializzazione in Chirurgia Vascolare per il Triveneto, con sedi aggregate presso le Università di Verona, Trieste e Udine, la Clinica ha formato la maggior parte dei primari e degli aiuto primari delle unità operative di chirurgia vascolare del Nordest.

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tripleteorocanadaCon 3 medaglie d’oro al concorso internazionale canadese la cantina cooperativa negrarese è nella ristretta rosa delle aziende italiane pluripremiate a Quèbec. In Francia, il Valpolicella Superiore Verjago 2010 Domìni Veneti nella carta dei vini della Cité du Vin.

“Triplete” d’oro per Cantina Valpolicella Negrar al più importante concorso enologico del Nord America, la “Selections Mondiales Canada” 2016, svoltosi nei giorni scorsi a Québec. La cantina cooperativa negrarese è rientrata nella ristretta rosa delle aziende vitivinicole che si sono distinte per aver conquistato più riconoscimenti. Infatti, tra le 58 medaglie d’oro assegnate ai produttori italiani da una giuria composta da enologi, giornalisti e buyer di 24 Paesi, tre sono andate ai vini della Cantina, con le medaglie d’oro assegnate all’Amarone Classico Riserva Mater Domìni Veneti 2010, all‘Amarone Classico 2013 Cantina di Negrar e al Valpolicella Superiore Verjago 2010 Domìni Veneti.

direttoreenologocvndanieleaccordiniIl 2010 è stata un’annata di grande valore per i vini della Valpolicella, ed in particolare per l’Amarone, risultato “di grande armonia olfattiva e vibrante finezza, per noi una delle annate migliori”, commenta il direttore ed enologo della Cantina, Daniele Accordini, guardando anche agli altri premi vinti nel corso del 2010 dall’Amarone Riserva Mater, che rappresenta per la Cantina il top della tipologia, prodotto sono in alcune annate. Il Mater ha vinto, infatti, anche la gran medaglia d’oro e il premio miglior Amarone in concorso al Mundus Vini 2016 in Germania, la medaglia d’oro al Concours Mondial de Bruxelles, la medaglia di bronzo al prestigioso concorso Decanter World Wine Awards ed stato premiato dallo svedese Andreas Larsson, uno dei migliori sommelier ASI, l’associazione Internazionale dei Sommelier.

Alla Citè du Vin di Bordeaux il “super Valpolicella” Verjago 2010. Proprio Larsson è stato deputato alla selezione dei vini serviti nei luoghi di degustazione e ristoro della Citè du Vin, il museo che vuole raccontare la cultura del vino, inaugurato il 31 maggio scorso a Bordeaux e già diventato una meta imperdibile per gli enoappasionati. Tra le etichette internazionali in carta, simbolo del panorama vinicolo mondiale, c’è anche uno dei vini della Cantina premiato da Larsson, il Valpolicella Superiore Verjago 2010 Domìni Veneti, frutto di una selezione a mano di uve prodotte in alcune micro aree collinari di Negrar e fatte appassire per 40 giorni, quindi vinificate e affinate per oltre un anno in grandi botti di rovere e per altri tre mesi in bottiglia.

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concorso-fotograficobassastradavinosoaveL’uva Garganega, il vino Soave, le colline dai morbidi pendii, dichiarate “paesaggio rurale storico” e coltivate a viti, ciliegi e olivi, le testimonianze storico-culturali, l’enogastronomia e i prodotti tipici. Ancora, i momenti di partecipazione alle degustazioni in cantina, nei frantoi o nei caseifici nonché alle manifestazioni territoriali: sono tutti possibili soggetti ammessi al concorso fotografico #SoaveLife promosso dall’associazione Strada del vino Soave dal 29 maggio sino al 30 settembre 2016 sulla propria pagina Facebook (www.facebook.com/stradadelvinosoave).

Soavi weekend e cesti di prodotti tipici in premio. Per partecipare al concorso fotografico, basta diventare fan, se non lo si è già, della pagina FB della Strada, lasciarsi trasportare dalla passione per le foto e…per le terre del Soave, postando con l’hashtag @SoaveLife tutte le immagini che si ritengono più adatte a comunicare la propria impressione sul territorio. Aperto ai maggiori di 18 anni, il concorso fotografico prevede 5 vincitori finali, selezionati da una giuria interna all’Associazione, e ai quali andranno in premio soggiorni weekend per 2 persone (primo, secondo e terzo classificato), usufruibili fino all’8 gennaio 2017, e cesti di prodotti tipici della Strada (quarto e quinto classificato). Maggiori info sul regolamento del concorso e sulle iniziative incluse nei diversi fine settimana in palio sono reperibili sia sulla pagina Facebook che nel sito della Strada www.stradadelvinosoave.com.

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flaming_lips_aperitivo_reciotospumantecantinavalpolicellanegrarSi chiama Flaming Lips, labbra fiammeggianti, in onore dei suoi bei riflessi rubino violacei, l’aperitivo a base di Recioto spumante proposto da Cantina Valpolicella Negrar in occasione di Vinitaly 2016. Appena lo si beve, predominano le note dolci reciotate per lasciare subito posto a quelle fresche del mix di liquori, acqua tonica e lime che lo compongono. “Il Recioto spumante è una rarità vinicola che vorremmo non fosse più tale, per la bontà e per il valore territoriale intrinseco, viste le particolarità della tipologia, riteniamo possa essere perfetto anche per l’aperitivo, non solo per il dessert“, commenta Natascia Lorenzi, responsabile marketing e comunicazione della Cantina.

Un futuro in “red”? Penalizzato dal cambio di gusto avvenuto nel tempo a favore del secco, il Recioto, che rappresenta la storia e la tradizione viticola della Vapolicella, è pressoché sconosciuto al di fuori dei confini di questo territorio, a dispetto di chi ne apprezza la bontà, l’equilibrio e l’eleganza. Sul suo successo internazionale è pronto però a scommettere Daniele Accordini, enologo e direttore della cantina cooperativa negrarese, convinto del fatto che “al mondo sono rari i vini che si possono fregiare di essere rossi, dolci e passiti“.

leanimedelreciotocantinavalpolicellanegrarLe anime del Recioto. Così, a Vinitaly 2016, Cantina Valpolicella Negrar ha deciso di puntare i riflettori sul vino “icona” per la Valpolicella, oggi prodotto dalla maggior parte dei viticoltori solo nella versione ferma affinata in acciaio, organizzando una degustazione che contemplava ben 6 tipologie di Recioto, in modo da dare un excursus tra tradizione e innovazione, servite ciascuno con abbinamenti a tutto pasto, non solo quindi limitati al dessert: dal Recioto rifermentato in bottiglia, tipologia oggi limitata al consumo familiare, usata per l’ospitalità valpolicellese, in questa occasione servito con la sopressa all’Amarone Domini Veneti Caprini di Negrar, prima classificata al Campionato Italiano del Salame 2015, si è passati al Recioto spumante, tipologia prodotta fin dagli anni Trenta del secolo scorso ininterrottamente solo dalla Cantina, e poi ancora al Recioto da Palio, ossia quello fresco d’annata che viene fatto debuttare nel periodo pasquale alla festa del Recioto, per passare al Recioto Classico, la versione ferma affinata in acciaio, e poi al Recioto Vigneti di Moron, cru fermo affinato in legno, servito in 2 annate, 2012 e 2001, per finire con una rarità del passato, prodotta nuovamente dalla Cantina, il Recioto Amando.

danieleaccordinienologodirettorecantinavalpolicellanegrarUn futuro da costruire. “Il Recioto è un vino che difficilmente trova paragoni per variabilità produttive, dovute ai diversi microclimi, agli stili produttivi, alle tipologie stesse. Diversità che danno al vino simbolo del territorio un nuovo fattore competitivo. Bisogna ricordare, soprattutto, che per diventare universali è necessario essere locali, ed il Recioto esprime la vera essenza della tipicità della Valpolicella“, ha affermato Accordini. “Oggi le aziende vitivinicole della Valpolicella dedicano poca attenzione al Recioto, forse perché lo danno perdente in partenza, mentre a livello internazionale, in un mondo dove il passito è convenzionalmente definito come bianco ed il rosso è una novità, il Recioto ha molte potenzialità, specie in alcuni Paesi dove la cucina è alla ricerca di sapori particolari che si facciano ricordare. La Cantina ne produce 60 mila bottiglie l’anno nelle varie tipologie, vendiamo il 72 per cento in Italia, con il 50 per cento in provincia di Verona, e il rimanente 28 per cento all’estero, Finlandia, Svezia e Russia soprattutto. Per aumentare il mercato, dobbiamo farci aiutare dagli chef e dalla loro maestria nel proporre nuovi abbinamenti. Solo così il Recioto potrà presentarsi al grande pubblico non come figlio minore dell’Amarone ma come vino di grande personalità“.

visita-museo-appassimento-cantina-valpolicella-negrarUn passato millenario. La storia del Recioto risale al tempo degli antichi Romani e al famoso vino Retico decantato e apprezzato dai poeti latini. Il nome deriva probabilmente dal termine “Recia”, che nel dialetto veneto significa orecchio. Un tempo, infatti, si usava scegliere per questo vino solo le parti laterali del grappolo perché più mature e zuccherine. Simbolo della viticoltura della Valpolicella Classica basata sulla tecnica millenaria dell’appassimento naturale, per il Recioto si usano le uve più mature dei vitigni autoctoni Corvina, Corvinone e Rondinella selezionate a mano a settembre, lasciate ad appassire in fruttaio per 100/130 giorni e pigiate tra gennaio e febbraio. Uve e tecnica di appassimento sono le stesse impiegate nella produzione dell’Amarone, ma nel Recioto la fermentazione viene interrotta in modo da ottenere un vino con una parte zuccherina importante.

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fittabassavigneti-del-soave-mp-1Non punteggi, ma “chiocciole, bottiglie e monete” per raccontare vita, vigne e vini della prima Doc in Italia ad entrare nel registro dei Paesaggi rurali storici. Un territorio, questo, che ama valorizzare i prodotti locali, come il Melo decio di Belfiore, presidio Slow Food, usato nel panettone al posto dei canditi.

Il Soave è la prima Doc italiana ad essere stata riconosciuta “Paesaggio‬ rurale di interesse storico” dall’Osservatorio nazionale del Paesaggio rurale, delle pratiche agricole e conoscenze tradizionali del Ministero delle Politiche agricole. Nella zona classica della denominazione, infatti, sono stati individuati 1700 ettari collinari coltivati secondo le tecniche della viticoltura eroica, in cui sono ancora presenti elementi di edilizia storica, capitelli votivi, forme di allevamento come la pergola, muretti a secco e vigneti ultra centenari ancora produttivi. “E’ un grande risultato per la denominazione del Soave, che vede riconosciuta a livello nazionale la primogenitura di comprensorio vitato storico“, sottolinea Aldo Lorenzoni, direttore del Consorzio di tutela.

I premi “Slow Wine 2016″. A raccontare vita, vigne e vini delle colline vitate del Soave, patrimonio storico e rurale d’Italia, arriva anche la guida Slow Wine 2016, che ha attribuito numerosi riconoscimenti ai soci di Strada del vino Soave. La “Chiocciola“, simbolo di Slow Food, editore della guida, è andata all’azienda agricola Graziano Prà di Monteforte d’Alpone, in quanto “interpreta i valori organolettici, territoriali e ambientali in sintonia con Slow Food, ed i  vini hanno anche un ottimo rapporto qualità-prezzo, tenendo conto di come e dove sono stati prodotti”. Tra i premiati con il riconoscimento della “Bottiglia“, che certifica l’eccellenza qualitativa di tutte le etichette presentate, c’è l’azienda agricola Cà Rugate, di Montecchia di Crosara, l’azienda agricola Gini Sandro e Claudio di Monteforte d’Alpone e la Tenuta Sant’Antonio di Colognola ai Colli. Il riconoscimento “Grande Vino“, che premia la massima eccellenza qualitativa e organolettica di un vino, è stato attribuito all’Amarone della Valpolicella 2011 dell’azienda agricola Ca’ Rugate, al Soave Classico Casette Foscarin 2013 dell’azienda agricola Montetondo di Soave e al Valpolicella Superiore La Bandina 2011 dell’azienda agricola Tenuta Sant’Antonio. Il riconoscimento “Vino Slow“, che certifica un vino eccellente dal punto di vista organolettico e in grado di esprimere in modo esemplare territorialità, storia e attenzione all’ambiente, è stato attribuito al Soave Classico Staforte 2013 dell’azienda agricola Graziano Prà. Il riconoscimento “Vino Quotidiano“, che attesta l’eccellente rapporto qualità-prezzo del vino, il cui costo non supera i 10 euro in enoteca, è stato attribuito al Soave Fontego 2014 dell’azienda agricola La Cappuccina di Monteforte d’Alpone, al Valpolicella Montecurto 2014 dell’azienda agricola Marco Mosconi di Illasi, al Soave Vigna della Corte 2013 dell’azienda vitivinicola Corte Adami di Soave. Infine, il riconoscimento della “Moneta“, dato all’azienda che esprime un ottimo rapporto qualità-prezzo per tutte le bottiglie presentate, è stato attribuito all’azienda agricola Montetondo e all’azienda vitivinicola Corte Adami. Maggiori info sulle cantine premiate www.stradadelvinosoave.com

Un territorio che valorizza i prodotti locali, come il Melo decio di Belfiore, presidio Slow Food. “Siamo felici che la guida Slow Wine, attenta a valorizzare storia e cultura della tradizione agricola italiana, abbia dato valore al lavoro dei nostri soci“, afferma Stefano Alberti, vicepresidente di Strada del vino Soave. Una passione per il territorio che anima naturalmente anche Alberti, tanto che nella gastronomia Damoli, che conduce insieme alla famiglia a San Bonifacio, propone antiche ricette della tradizione locale, come la mostarda e la marmellata di Melo decio di Belfiore, località dell’Est Veronese. “Si tratta di una vecchia varietà veronese di mele, ottima per la produzione di mostarde oltre che per il consumo fresco, ma la cui produzione era stata abbandonata negli anni 70/80 del secolo scorso a causa di una resa produttiva altalenante, e salvata grazie all’intervento di alcuni produttori e di Slow Food“, spiega Alberti, che è anche rappresentante del Presidio Slow Food Melo decio di Belfiore. “E’ un frutto che si conserva molto bene - dalla raccolta dura anche fino a luglio fuori dal frigo -, ed è molto profumato, tanto che in passato veniva usato per profumare i cassetti, abbiamo cercato di incentivarne l’uso valorizzandone la trasformazione alimentare, oltre a mostarda e marmellate lo usiamo nel panettone al posto dei classici canditi, e da 150 piante, oggi siamo riusciti ad averne 500, conclude Alberti.

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strada-del-vino-soave-particolare-vino-bassaVini d’Italia, Ristoranti d’Italia e Berebene 2016 premiano 6 cantine e 2 locali di ristoro soci della Strada. Paolo Menapace, presidente dell’Associazione: “Fieri per il territorio”.

Tra i 26 Tre Bicchieri veronesi assegnati dalla guida Vini d’Italia 2016 del Gambero Rosso, una delle più autorevoli guide nel settore dell’enologia italiana, 6 Tre Bicchieri appartengono a cantine socie di Strada del vino Soave. Inoltre, le guide Berebene 2016 e Ristoranti d’Italia 2016 del Gambero Rosso hanno attribuito rispettivamente l’Oscar per il miglior rapporto qualità/prezzo ad un vino di una cantina socia della Strada e Due Gamberi, (su un massimo di tre) a due locali di ristoro soci della Strada. “Sono riconoscimenti, questi, di valenza internazionale che qualificano ancor più l’offerta del nostro territorio, dal Soave al Valpolicella, è motivo di grande orgoglio annoverare tra i nostri soci i premiati dalle guide del Gambero Rosso”, commenta Paolo Menapace, presidente dell’associazione Strada del vino Soave.

I Tre Bicchieri e l’Oscar. Le cantine premiate socie della Strada sono: Tenuta S. Antonio dei fratelli Massimo, Armando, Tiziano e Paolo Castagnedi, che hanno una cinquantina di ettari di vigneti tra Mezzane e Colognola ai Colli; il Tre Bicchieri 2016 è andato al loro Amarone della Valpolicella Campo dei Gigli 2011.
Coffele, Alberto e Chiara Coffele continuano il lavoro intrapreso dai genitori Giuseppe e Giovanna, nel loro parco vinicolo di 25 ettari a Castelcerino di Soave ed in una piccola proprietà a Cazzano di Tramigna; il Tre Bicchieri 2016 è andato al loro Soave Classico Ca’ Visco 2014.
Ca’ Rugate della famiglia Tessari, è giunta oggi con Michele alla quarta generazione e ad una superficie vitata aziendale di 70 ettari a Montecchia di Crosara; il Tre Bicchieri 2016 è andato al loro Soave Classico Monte Alto 2013.
Marcato, azienda agricola di proprietà di Giovanni Tessari, che lavora vigneti a Roncà e Monteforte; il Tre Bicchieri 2016 è andato al loro Soave Classico Pigno 2013.
Graziano Prà, l’azienda agricola si trova nelle nere terre di Monteforte d’Alpone; il Tre Bicchieri 2016 è andato al loro Soave Classico Staforte 2013.
Agostino Vicentini, azienda agricola di 14 ettari a Colognola ai Colli condotta da Francesca ed Emanuele Vicentini, che continuano il lavoro dei genitori Agostino e Teresa Bacco,  quest’ultima anche vicepresidente di Strada del vino Soave; il Tre Bicchieri 2016 è andato al loro Soave Superiore Il Casale 2014. Al vino Soave Doc Terre Lunghe 2014 della cantina Agostino Vicentini è stato attribuito anche l’Oscar qualità/prezzo dalla guida Berebene 2016 del Gambero Rosso, che assegna questo premio ai vini considerati delle perle enologiche ma che sugli scaffali non superano i 10 euro.

Guida Ristoranti d’Italia 2016 del Gambero Rosso. I due locali soci della Strada premiati con  i “Gamberi”, simbologia usata dalla guida gastronomica per segnalare le migliori trattorie italiane, sono l’Antica Trattoria Fattori di Terrossa di Roncà (2 Gamberi), guidata da Camillo, Alda e Ruggero Fattori, e rinomata per la carne ai ferri e lo spiedo di capretto, insieme all’Agriturismo Corte Verzé (2 Gamberi) di Cazzano di Tramigna, condotto dalla famiglia Verzé, la cui cucina vanta tra i punti di forza i risotti (da non perdere quello all’Amarone e alle ciliegie) e la carne di pecora Brogna, razza autoctona della Lessinia.

(Gaiares comunicazione)



img_20151030_205256Al convegno “Il Valore della Ricerca” organizzato da Cantina Valpolicella Negrar, il professor Attilio Scienza parla della possibilità di rendere le viti resistenti alle malattie grazie alla cisgenetica, che renderebbe non necessari i trattamenti fitosanitari. Ma servono finanziamenti.

Il valore della ricerca, da intendersi sia nel significato più alto dell’innovazione scientifica, che in quello più prosaico dei costi per sostenerla, è stato l’argomento  principe del convegno organizzato lo scorso 30 ottobre da Cantina Valpolicella Negrar (www.cantinanegrar.it) nell’ambito del Premio Tesi di laurea “Vivi la Valpolicella”, e a cui ha partecipato, tra gli altri, Attilio Scienza, professore ordinario all’Università degli Studi di Milano.

Ostacoli che sembrano insormontabili, aggirati dal pensare differente. In particolare, Scienza ha parlato della necessità di un cambio di paradigma nella ricerca della viticoltura italiana, perché solo grazie ad un nuovo modo di pensare arrivano le grandi innovazioni scientifiche. Un esempio di questo approccio viene offerto dalla ripresa in viticoltura di una tecnica della medicina umana, la correzione del genoma (genome editing). In particolare, Scienza ha riportato l’esempio di uno studio condotto, con successo, da un’équipe di ricercatori australiani sul genoma umano con lo scopo di correggere l’alterazione genetica che causa la distruzione dei globuli rossi nell’anemia falciforme. “Ebbene - ha riferito Scienza - la tecnica di correzione del genoma può essere trasferita alla vite europea che, per la propria storia evolutiva, non ha potuto sviluppare geni antifungini. Attraverso la correzione del genoma, che va annoverata tra le nuove tecniche di allevamento delle piante (new breeding technology) si opera sui geni di suscettibilità, la cui presenza è necessaria affinché si manifesti una malattia. L’inattivazione di questi geni porta ad un pianta resistente. L’esempio più noto è quello dei geni MildewResistancelocus O (Mlo), la cui inattivazione conferisce resistenza all’oidio alla vite. L’intervento è quindi comparabile ad una mutazione naturale, sull’esempio di quelle che fanno comparire improvvisamente su una vite che produce grappoli colorati, dei grappoli bianchi (Pinot nero>Pinot bianco). La tecnica non consiste nella transgenesi, ossia il trasferimento di geni estranei alla specie bensì nella cisgenesi, vale a dire la modifica di alcune basi di geni presenti nella stessa specie. E’ quindi possibile far diventare i nostri vitigni italici resistenti a oidio e peronospora e dare, di conseguenza, un’offerta di vino prodotto senza trattamento fitosanitario“.

Il costo della ricerca
. “Per realizzare questo progetto, che renderebbe la ricerca viticola italiana leader nel mondo, sono necessari circa 15 milioni di euro l’anno per almeno 5 anni“, ha detto Scienza. “A questo riguardo - ha aggiunto - si potrebbe creare una rete nazionale costituita come una fondazione onlus o una società ad hoc composta da organismi istituzionali del settore (per es. Consorzi di difesa), Regioni, produttori di vino e, per il finanziamento, potrebbe essere istituito un contributo di scopo di 2 centesimi di euro per ogni bottiglia di vino prodotta in Italia, una cifra insignificante per i produttori ma, nella logica dei grandi numeri, decisiva per lo sviluppo della ricerca viticola italiana. Si potrebbero poi valorizzare commercialmente i ritrovati della ricerca per ricavare un profitto dalle royalty derivanti dal brevetto delle varietà resistenti, da reinvestire in ulteriori ricerche, ad esempio per trovare dei rimedi alla flavescenza dorata“.
Il progetto illustrato da Scienza è di valenza nazionale e strategico per la ricerca vitivinicola italiana, è importante che se ne parli, perché dobbiamo riuscire a passare da un agroecosistema industriale ad un agroecosistema ecologico per salvaguardare l’ambiente e la salute di noi tutti”, ha commentato Renzo Bighignoli, medico-viticoltore, presidente di Cantina Valpolicella Negrar.

(Gaiares comunicazione)