cop_eventoNella vallata di Negrar, tra i terrazzamenti a secco di Moron, micro area vocata alla produzione di Recioto, vino passito rosso della Valpolicella, speciale serata di inizio estate organizzata dall’enoteca Domìni Veneti e dedicata alla degustazione di sigari, vini e gelato gastronomico artigianale

Stregati dalla luna piena, avvolti nella notte carica ancora del calore del giorno e dei suoni gentili degli animali notturni, seduti a circa 200 metri d’altezza tra le marogne, così vengono chiamati in Valpolicella i muri a secco che ne disegnano il paesaggio collinare; qualche chiacchiera in compagnia, un sigaro in una mano e nell’altra un buon bicchiere di vino rosso, con lo sguardo che vaga, appagato, sulla vallata di Negrar. E’ quanto attende gli estimatori di vino e sigari che vorranno partecipare all’evento “Sugheri e sigari in vigneto” organizzato dall‘enoteca Domìni Veneti a Moron, cru della Valpolicella vocato alla produzione di Recioto, venerdì 29 giugno a partire dalle ore 20.

vallata-negrar-vista-dal-vigneto-localita-moronNel corso della serata, accolti da assaggi di prelibatezze tipiche servite a buffet insieme al Valpolicella classico 2017 Domìni Veneti, il Club Ambasciatori dell’Italico illustrerà ai presenti la produzione di tabacco in Veneto nonché l’arte di come si crea e si degusta un sigaro. In particolare, di sigari se ne degusteranno due, in abbinamento a due pluripremiati vini Domìni Veneti, linea premium di Cantina Valpolicella Negrar: il Verjago 2015, un “Super Valpolicella” le cui uve vengono fatte appassire per 40 giorni ed il Recioto di Moron 2013, vino passito rosso affinato in legno, ricavato dal vigneto che farà da scenario alla serata e raccontato dal viticoltore socio che lo produce. Il finale sarà una sorpresa dolce-salata, grazie alle creazioni di Claudio Bonometti, che nella sua gelateria creativa Sapor di Gelato di Pescantina (Vr) dà vita a menù di gelati gastronomici, felice sintesi tra pasticceria e cucina, abbinati ai vini.

Info utili. Il ritrovo per i partecipanti è alle ore 20 all’ingresso dell’enoteca Domìni Veneti, a lato della sede di Cantina Valpolicella Negrar (via Ca’ Salgari 2), dove ci sarà ad attenderli un transfer per raggiungere il vigneto in località Moron. Il transfer di ritorno all’enoteca è previsto verso le ore 23. Necessaria prenotazione entro martedì 26 giugno, tel. 045-7502121 oppure enotecanegrar@cantinanegrar.it, costo della serata 35 euro a persona da versare al momento della prenotazione, max 40 persone partecipanti, in caso di maltempo l’evento sarà rinviato a data da destinarsi.

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franco_gregoIn tre giorni, un paziente sofferente di aneurisma dell’aorta addominale può essere ricondotto alla vita normale. Consigliabile affidarsi alle cure in centri che applicano entrambe le metodiche, tradizionali e innovative. Se ne è parlato a Vip Congress 2018, il forum organizzato a Padova dalla Clinica di Chirurgia Vascolare ed Endovascolare, hub del Veneto per le patologie vascolari.

La quarta edizione del VIP (Vascular International Padova) Congress si è appena conclusa al centro Altinate San Gaetano a Padova, ma già Franco Grego, direttore della Clinica Vascolare ed Endovascolare dell’azienda ospedaliera di Padova, pensa alla seconda fase del progetto che ha portato dal 2012 nella città del Santo i più importanti chirurghi vascolari al mondo a condividere le loro conoscenze ed esperienze. Nel 2020, infatti, l’obiettivo sarà quello di incontrare le società scientifiche del settore, partendo dalla Società Europea di Chirurgia Cardiovascolare (ESCVS), del cui comitato esecutivo Grego fa parte.

Prima cura la prevenzione, poi subentra la chirurgia, sempre più innovativa. Nella tre giorni congressuale si è messo a fuoco l’innovazione raggiunta nel settore della chirurgia vascolare, che cura le complicanze dell’aterosclerosi, prima causa di morte nei Paesi sviluppati. “Per indirizzare verso la benignità l’evoluzione della malattia, che colpisce soprattutto in età avanzata ma che non lascia indenni anche tanti cinquantenni, serve intervenire con metodiche giuste al momento giusto“, spiega Grego. Fondamentali a questo proposito l’educazione alla prevenzione, improntata all’adozione di uno stile di vita corretto - niente fumo, più movimento e un regime dietetico attento - e, in caso di assenza di fattori di rischio, quali ipertensione, fumo, diabete, ipercolesterolemia, fattori genetici (familiarità), può bastare una visita clinica di controllo a 60 anni per gli uomini, a 65 per le donne. Nei casi peggiori, subentra la chirurgia, quella tradizionale “aperta”, che corregge  l’aneurisma sostituendo il tratto aortico malato con una protesi sintetica o quella endovascolare, che previene la rottura dell’aneurisma attraverso l’inserimento di un’endoprotesi.

Nella clinica di Padova, effettuato circa 1/3 degli interventi in Veneto. Grazie all’applicazione delle nuove tecnologie endovascolari, oggi si possono curare in modo meno invasivo pazienti ritenuti sino a pochi anni fa intrattabili e ridurre i loro tempi di degenza. A parità di letti e sale operatorie disponibili, dal 2016 sono stati effettuati a Padova il 20 per cento in più di interventi chirurgici, per un totale di 1.200. Il campo in cui è stato più evidente questo incremento, numerico e di complessità, riguarda gli aneurismi dell’aorta toracica, toraco-addominale e addominale. “Un paziente affetto da aneurisma dell’aorta addominale o toracico non complesso, può essere ricondotto alla sua normale vita in tre giorni“, aggiunge Grego. Che consiglia di affidarsi a centri di Chirurgia Vascolare che applicano entrambe le metodiche, chirurgia aperta ed endovascolare, in cui il chirurgo può scegliere il trattamento più opportuno senza dover spingere per una metodica o l’altra solamente per il fatto che l’offerta sia limitata ad una sola delle due, in modo da ricevere la cura più adatta al proprio caso.

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Indispensabili per la rimessa in vita di economie locali e di cura del territorio delle terre alte, i muretti a secco e la loro botanica protagonisti della sesta edizione de La Scuola nel vigneto, progetto didattico-sociale ideato da Cantina Valpolicella Negrar in collaborazione con l’Istituto Comprensivo di Negrar

Lavorate con pietre locali “a facciata” oppure a “lisca di pesce”, le marogne, così vengono chiamati i muri a secco che disegnano il paesaggio collinare della Valpolicella, non mancano di catturare lo sguardo di chi visita questo rinomato territorio di vino a nord di Verona. Custodi di questa antica tecnica di difesa del territorio, a rischio oblio, sono i contadini, che da secoli usano i muri a secco per frenare il dilavamento e rendere il terreno più sicuro. I muri a secco sono, inoltre, portatori di biodiversità, in quanto popolati da tante specie animali e vegetali. Questa triplice “funzione” delle marogne - produttiva, culturale e ambientale - è stata al centro del concorso artisticoPaesaggio della Valpolicella: particolarità e particolari“, punto d’arrivo de “La Scuola nel Vigneto“, progetto didattico-sociale ideato nel 2012 da Cantina Valpolicella Negrar in collaborazione con l’Istituto Comprensivo di Negrar, il patrocinio dall’assessorato alla Cultura del comune di Negrar e dall’Ordine degli Architetti di Verona ed il sostegno di Valpolicella Benaco Banca.

gruppo-studenti-vincitori-etichetta-dellanno-scuola-nel-vigneto-b1Lavori di coppia per il podio vincitore. Giovedì 24 maggio scorso sera, nella sala convegni della cantina cooperativa negrarese, si è tenuta la cerimonia di premiazione del concorso con l’elezione dell’ “Etichetta dell’Anno”, che andrà a rivestire la collezione di bottiglie di Valpolicella e Amarone bio Domìni Veneti. La vittoria è andata a Wiam Ezzine e Hafsa Moussalit (II media classe A) che hanno rappresentato la bellezza e la delicatezza del paesaggio terrazzato della Valpolicella disegnando due rami di ciliegio fioriti su uno sfondo di muretto a secco. “La scelta e l’abilità nell’utilizzo di diverse tecniche, il notevole livello di qualità nella realizzazione e la piena rispondenza ai criteri di selezione ha fatto raggiungere all’opera il massimo punteggio“, ha dichiarato Anna Lonardi (Grafical di Marano di Valpolicella) che presiede la Commissione artistica del progetto. Al secondo posto al concorso è risultata l’opera di Loris Brunelli e Riccardo Lovato (II media classe C) mentre al terzo posto quella di Margot Guardini e Giovanni Righetti (II media classe D).

marogne-e-ciliegi-vigneto-moron-dominivenetiMurtas (ITLA Itali): “Le terre alte si stanno pian piano ripopolando”. Il ricavato della vendita della bottiglie di vino della collezione “La Scuola nel Vigneto”, per un importo di 5 mila euro, verrà suddiviso fra l’acquisto di un pianoforte e di un flauto per l’Istituto Comprensivo di Negrar e un contributo alla realizzazione di un corso regionale organizzato il prossimo autunno dall’Istituto dei Salesiani di Verona e finalizzato al recupero delle tecniche tradizionali di ricostruzione dei muretti a secco in Valpolicella. “Rispetto ad una ventina di anni fa, la situazione dei paesaggi terrazzati in Italia è di gran lunga migliorata e nell’ultimo anno si stanno attivando un po’ in tutta la Penisola corsi che guardano al recupero dei muri a secco, una vera e propria boccata d’ossigeno per le “terre alte” che si stanno pian piano ripopolando, nella consapevolezza dell’importanza che queste rivestono nell’equilibrio e nella diversità dei luoghi“, ha riferito a commento dell’iniziativa Donatella Murtas, presidente ITLA Italia, la sezione italiana dell’Alleanza mondiale per i paesaggi terrazzati. “L’intento de La Scuola nel Vigneto è quello di creare nelle nuove generazioni un senso di appartenenza alla Valpolicella come patrimonio comune, e approfondire la conoscenza di un’antica tecnica agricola come quella delle marogne va in questo senso“, ha aggiunto Renzo Bighignoli, presidente di Cantina Valpolicella Negrar.

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img_20151030_205256Al convegno “Il Valore della Ricerca” organizzato da Cantina Valpolicella Negrar, il professor Attilio Scienza parla della possibilità di rendere le viti resistenti alle malattie grazie alla cisgenetica, che renderebbe non necessari i trattamenti fitosanitari. Ma servono finanziamenti.

Il valore della ricerca, da intendersi sia nel significato più alto dell’innovazione scientifica, che in quello più prosaico dei costi per sostenerla, è stato l’argomento  principe del convegno organizzato lo scorso 30 ottobre da Cantina Valpolicella Negrar (www.cantinanegrar.it) nell’ambito del Premio Tesi di laurea “Vivi la Valpolicella”, e a cui ha partecipato, tra gli altri, Attilio Scienza, professore ordinario all’Università degli Studi di Milano.

Ostacoli che sembrano insormontabili, aggirati dal pensare differente. In particolare, Scienza ha parlato della necessità di un cambio di paradigma nella ricerca della viticoltura italiana, perché solo grazie ad un nuovo modo di pensare arrivano le grandi innovazioni scientifiche. Un esempio di questo approccio viene offerto dalla ripresa in viticoltura di una tecnica della medicina umana, la correzione del genoma (genome editing). In particolare, Scienza ha riportato l’esempio di uno studio condotto, con successo, da un’équipe di ricercatori australiani sul genoma umano con lo scopo di correggere l’alterazione genetica che causa la distruzione dei globuli rossi nell’anemia falciforme. “Ebbene - ha riferito Scienza - la tecnica di correzione del genoma può essere trasferita alla vite europea che, per la propria storia evolutiva, non ha potuto sviluppare geni antifungini. Attraverso la correzione del genoma, che va annoverata tra le nuove tecniche di allevamento delle piante (new breeding technology) si opera sui geni di suscettibilità, la cui presenza è necessaria affinché si manifesti una malattia. L’inattivazione di questi geni porta ad un pianta resistente. L’esempio più noto è quello dei geni MildewResistancelocus O (Mlo), la cui inattivazione conferisce resistenza all’oidio alla vite. L’intervento è quindi comparabile ad una mutazione naturale, sull’esempio di quelle che fanno comparire improvvisamente su una vite che produce grappoli colorati, dei grappoli bianchi (Pinot nero>Pinot bianco). La tecnica non consiste nella transgenesi, ossia il trasferimento di geni estranei alla specie bensì nella cisgenesi, vale a dire la modifica di alcune basi di geni presenti nella stessa specie. E’ quindi possibile far diventare i nostri vitigni italici resistenti a oidio e peronospora e dare, di conseguenza, un’offerta di vino prodotto senza trattamento fitosanitario“.

Il costo della ricerca
. “Per realizzare questo progetto, che renderebbe la ricerca viticola italiana leader nel mondo, sono necessari circa 15 milioni di euro l’anno per almeno 5 anni“, ha detto Scienza. “A questo riguardo - ha aggiunto - si potrebbe creare una rete nazionale costituita come una fondazione onlus o una società ad hoc composta da organismi istituzionali del settore (per es. Consorzi di difesa), Regioni, produttori di vino e, per il finanziamento, potrebbe essere istituito un contributo di scopo di 2 centesimi di euro per ogni bottiglia di vino prodotta in Italia, una cifra insignificante per i produttori ma, nella logica dei grandi numeri, decisiva per lo sviluppo della ricerca viticola italiana. Si potrebbero poi valorizzare commercialmente i ritrovati della ricerca per ricavare un profitto dalle royalty derivanti dal brevetto delle varietà resistenti, da reinvestire in ulteriori ricerche, ad esempio per trovare dei rimedi alla flavescenza dorata“.
Il progetto illustrato da Scienza è di valenza nazionale e strategico per la ricerca vitivinicola italiana, è importante che se ne parli, perché dobbiamo riuscire a passare da un agroecosistema industriale ad un agroecosistema ecologico per salvaguardare l’ambiente e la salute di noi tutti”, ha commentato Renzo Bighignoli, medico-viticoltore, presidente di Cantina Valpolicella Negrar.

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vallata_marano_autunno_bassa_cantina-valpolicella-negrar“I viticoltori creano luoghi di valore, ma la biodiversità resta prioritaria per l’equilibrio ambientale e per il forte potere suggestivo che il paesaggio di un’area viticola evoca nel consumatore”. A dirlo, Diego Tomasi, direttore del Crea-Vit di Conegliano (Tv), al convegno “Il Valore della Ricerca” organizzato da Cantina Valpolicella Negrar.

I viticoltori? Dei paesaggisti, anche se inconsapevoli. Ed il vino, indagini alla mano, è percepito più di qualità se prodotto in un’area viticola pregevole anche dal punto di vista paesaggistico“. A dirlo, è stato Diego Tomasi, direttore del Crea-Vit di Conegliano (TV), relatore al convegno “Il Valore della Ricerca” organizzato lo scorso 30 ottobre da Cantina Valpolicella Negrar in occasione della premiazione della XVIII edizione del concorso “Vivi la Valpolicella”. Il concorso, sostenuto dalla Cantina insieme a Valpolicella Benaco Banca, è stato creato dall’associazione Vivi la Valpolicella con l’Accademia di Agricoltura Scienze e Lettere e la Federazione Italiana Dottori in Agraria e Forestali di Verona, con l’obiettivo di premiare il lavoro di giovani ricercatori svolto in ambito vitivinicolo ed economico.

bassasxzampin_borchia_zardini_boscaini_valenti_tommasi_bighignoli_accordiniI premiati. A vincere l’edizione 2014/15 del concorso sono stati: per l’area Viticoltura, Università di Verona, tesi di Dennis Borchia sul lavaggio delle uve, lavoro iniziato dal professor Roberto Ferrarini, scomparso prematuramente; per l’area Enologia, Università di Udine, tesi di Elio Boscaini sulla valutazione agronomica ed enologica di alcuni vitigni resistenti a peronospora e oidio nel Veronese; per l’area Economica, Università di Trento, tesi di Francesco Zardini sul paesaggio della Valpolicella e della Lessinia. Le tesi toccano temi d’attualità - la salubrità delle uve e dei vini, la salvaguardia del paesaggio, la riduzione degli  antiparassitari per difendere salute, ambiente e costi aziendali -, argomenti che sono stati ripresi nel corso del convegno, molto partecipato, che ha preceduto la premiazione.

Necessario conservare gli elementi identitari di un territorio
. L’intervento di Diego Tomasi verteva sul ruolo del vignaiolo nel determinare il paesaggio in cui vive. “Da tempi immemorabili - ha detto Tomasi - le popolazioni hanno reso produttivo il territorio, ma al viticoltore, più di altri, spetta il merito di aver saputo trasformare luoghi marginali in luoghi di valore, ricchi anche di opportunità economica. Oggi, la necessità di meccanizzare e rendere meno gravosa l’attività viticola, impone nuove scelte tecniche e costruttive che non devono però trasformare l’habitat e la sua morfologia, bensì accordare i caratteri strutturali del paesaggio con l’attività viticola. La biodiversità resta una priorità, in quanto, accanto al valore sugli equilibri generali tra vigneto e aree circostanti, una sua riduzione si riflette immediatamente sulla gradevolezza del paesaggio instaurando elementi di banalità e di omologazione. Anche grazie ad essa, il paesaggio viticolo è un bene culturale irriproducibile e non trasferibile: su di esso si basa l’immagine di un’area viticola e su di esso si imprime il ricordo più immediato del consumatore. Il paesaggio, infatti, genera emozione e porta con sé un messaggio e uno stato d’animo che si trasmette in modo inconscio fino alla qualità percepita del vino: paesaggio significa allora valore aggiunto al vino da sfruttare e valorizzare”. “Il paesaggio della Valpolicella  - ha concluso Tomasi - vanta molti primati da anni riconosciuti, ma proprio in un momento in cui l’attività viticola si fa più importate ed “aggressiva”, bisogna trovare i giusti elementi di compromesso e di guida per salvaguardare ed indirizzare l’attività viticola in un contesto ambientale nel quale il paesaggio non può essere dimenticato, anche perché bene comune e dal forte potere identitario”.

Una “Carta del vigneto” della Valpolicella. A proposito dell’integrazione tra vigneto e diversità del paesaggio, durante il convegno, Daniele Accordini ha lanciato la proposta di un tavolo partecipato da tutti i portatori d’interessi - produttori, amministratori, studiosi e ambientalisti -, per la stesura di una “Carta del Vigneto” della Valpolicella, i cui lavori, secondo il direttore generale ed enologo della cantina Cooperativa negrarese, potrebbero essere coordinati dal Consorzio di tutela. “Da qui a vent’anni potremmo avere un vigneto della Valpolicella completamente diverso, visto che ogni anno si rinnova per vecchiaia il 5-7% delle vigne, ed è fondamentale progettare, adesso e insieme, il paesaggio del territorio. Accanto all’olivo e al ciliegio, deve continuare ad esserci il vigneto, che supporta economicamente le altre due produzioni. Bisogna trovare i giusti elementi di compromesso e lavorare insieme”, ha aggiunto Accordini.  “Le istituzioni hanno sempre manifestato un grande interesse per il nostro territorio, basti ricordare che nel 1956 la commissione provinciale di Verona vincolò la Valpolicella alla legge ministeriale sulle protezione delle bellezze naturali“, ha detto Roberto Grison, sindaco di Negrar. Che ha aggiunto: “Nel tempo c’è stata qualche crepa, ma ora è necessario confrontarci e dialogare insieme per arrivare a regole condivise e tornare alla fusione dell’opera della natura con quella dell’uomo”. “‘E’ bene che si parli adesso di territorio, prima che siano compiuti errori irrimediabili”, ha detto Gianmaria Tommasi, presidente di Valpolicella Benaco Banca. Che ha anche annunciato l’organizzazione di un corso tra gennaio e febbraio 2016 rivolto ai produttori per far conoscere loro il patrimonio culturale del territorio”.

(Gaiares comunicazione)



serata-effetti-fitofarmaci-sulla-salute-bassa-viticoltura-sostenibile-cantina-negrar-terra-vivaEffetti fitofarmaci sulla salute, studi clinici provano danni biologici ed effetti cancerogeni. Se ne è parlato all’incontro organizzato da Cantina Valpolicella Negrar e Terra Viva Verona nell’ambito di “Una viticoltura più attenta e rispettosa dell’ambiente”.

“Quando le api scompariranno resterà un tempo limitato alla vita dell’uomo“, è con questa frase di monito, attributa al Albert Einstein, che Roberto Magarotto, oncologo all’Ospedale di Negrar, ha concluso il suo intervento “Effetti dei fitofarmaci sulla salute” tenutosi lo scorso 3 marzo nell’ambito di “Una viticoltura più attenta e rispettosa dell’ambiente“, ciclo di incontri organizzato da Cantina Valpolicella Negrar insieme a Terra Viva Verona, fruibile ora anche in diretta web (http://www.ustream.tv/channel/biologico).

Danni biologici. A fine serata, fra gli oltre 200 partecipanti riuniti nella sala convegni della cantina Cooperativa la preoccupazione era palpabile; e non solo perché le api di questi tempi non se la passano bene, decimate anche da alcuni pesticidi, messi al bando nel 2013 dall’Unione europea; ma soprattutto perché studi clinici italiani e internazionali hanno dimostrato che i pesticidi provocano nell’uomo danni all’apparato respiratorio (specie negli asmatici), disfunzioni ormonali (diminuzione fertilità, ipotiroidismo), danni neurologici (in Francia il Parkinson è riconosciuto malattia professionale agli agricoltori che fanno uso regolare di pesticidi) ed effetti cancerogeni (tra gli studi in corso, anche uno condotto da ricercatori italiani e svedesi sulla correlazione fra tumori della prostata ed esposizione ai pesticidi agricoli).

Il cancro in Veneto: Verona e Treviso tristemente in testa. Magarotto ha evidenziato numerosi studi, facendo emergere un triste primato fra due territori veneti importanti per la viticoltura come quello veronese e trevigiano: rispetto alla media del Nord Italia, in provincia di Verona, nei maschi c’è una maggiore incidenza di tumori della prostata (114 contro 110 ) e dell’encefalo (10 contro 8.6) mentre nelle donne risulta una percentuale nettamente più alta di tumori dell’utero (25 contro 18); in provincia di Treviso, sempre rispetto al Nord Italia, nei maschi c’è una maggiore incidenza di tumore del pancreas (17.2 contro 13.8), della prostata (113 contro 110) e dell’encefalo (10.6 contro 8.6) mente nelle donne si conferma una percentuale più alta di tumori dell’utero (24.6 contro 18). Magarotto ha quindi sottolineato come, nell’ambito del tumore prostatico, mettendo in fila l’incidenza standardizzata per 100 mila abitanti di tutte le province venete, Verona (114) e Treviso (113) non solo superano la media del Nord Italia (110) ma sono ampiamente  sopra le  soglie della altre province (Belluno e Venezia 105, Padova 102, Vicenza 100 e Rovigo 87). “Con ciò - ha commentato Magarotto - non possiamo dire con certezza che l’aumento dei tumori della prostata nel veronese sia causato dai pesticidi perché vi sono molte variabili (alimentazione, stile di vita, ereditarietà) e gli studi fatti sono ancora insufficienti ma in ogni caso, con davanti l’esempio della Svezia, che dal 1970 ha messo al bando diversi pesticidi vedendo un netto calo dei linfomi, possiamo mettere in atto delle strategie di difesa contro l’impatto dei fitofarmaci sulla nostra salute. Per noi e per le generazioni future, è vitale riuscire a passare da un agroecosistema industriale, fondato sull’abuso di sostanze chimiche, ad un agroecosistema ecologico“.

Una nuova alleanza fra medici dell’ambiente e agronomi per la salute.  “Tra queste - hanno ricordato l’oncologo Magarotto e Claudio Oliboni, tecnico di campagna di Cantina Valpolicella Negrar, altro relatore della serata, figurano la massima protezione durante le irrorazioni con l’impiego degli appositi dispositivi di protezione (indumenti, guanti e casco), la corretta diffusione dei fitosanitari (eliminando quelli più pericolosi, prestando attenzione alle condizioni meteo e all’effettiva consistenza dell’avversità da controllare) e l‘adozione di meccanismi anti-deriva, l’impiego delle buone tecniche agronomiche in grado di preservare la biodiversità del territorio e di rafforzare così le piante, ed infine l’immediata adozione della lotta integrata e sostenibile per combattere le malattie della vite, prevista anche dalle direttive europee e dal nuovo Piano Agricolo Nazionale.

Recchia: “E’ tempo di assumersi la responsabilità di cambiare”
. “Parlare di salute e, in particolare, di rischio tumori, malattia con la quale quasi ogni famiglia deve fare i conti nella propria vita è impegnativo - ha affermato Carlo Alberto Recchia, presidente di Cantina Valpolicella Negrar, presente alla serata  -, ma confido che, anche attraverso questi incontri, organizzati con grande sensibilità e vitalità dal Gruppo Soci della cantina Cooperativa e dall’associazione Terra Viva, si possa migliorare a partire da una maggior consapevolezza di ciò che si può e che si deve fare; la distinzione fra queste due possibilità è sottile, ma dobbiamo impegnarci e assumerci la responsabilità di cambiare”.

(Gaiares comunicazione)